Gioco
Premio Ciampi, non possiamo ammainare anche questa bandiera
A tre mesi dalla chiusura del bando ancora incerto il futuro della manifestazione: mancano i finanziamenti. Artisti e appassionati si mobilitano e inviano i loro appelli agli organizzatori: salvare la manifestazione. L’intervista a Nada sul giornale in edicola
Oggi Sette Giorni - il tradizionale inserto del venerdì sugli appuntamenti culturali - esce in edizione speciale, interamente dedicato all'evento che non c'è o, più correttamente, che non ci sarà: il premio Ciampi. Una scelta compiuta per sottolineare la vera e propria emergenza della cultura a Livorno sta vivendo in questi mesi.
Piero Ciampi è stato uno dei maggiori cantautori italiani e il premio che da diciassette anni gli viene dedicato è un tributo alla canzone d'autore italiana. Con tutta probabilità la manifestazione non diventerà maggiorenne.
Nelle pagine che state per sfogliare troverete la conferma dell'importanza di questo artista con le parole di personaggi di primo piano: Renzo Arbore, Ligabue, Laura Pausini, Gianna Nannini, Piero Pelù, Carmen Consoli, la Bandabardò e tanti altri ancora. Persone che hanno deciso di spendere il proprio nome per impedire che si spenga questa luce originale nel panorama europeo. E' un appello perché si trovino le risorse a favore della cultura. Ed è anche un grido di allarme per Livorno.
Il Premio Ciampi è una bandiera, ma non l'unica che stanno ammainando in città.
I tagli alla finanza pubblica fanno strage dei simboli culturali livornesi. L'Istituto Mascagni non sa quanto tempo potrà resistere stretto tra l'impossibilità del Comune a sobbarcarsi dei costi e il ministero dell'Istruzione che ha deciso di rimangiarsi gli impegni presi per le scuole di musica d'Italia. A giugno termineranno i corsi e nessuno è in grado di prevedere se a settembre la campanella suonerà ancora.
Sembra ormai una reazione che scatta in automatico: mancano i quattrini e si cancellano le spese per la cultura. Un meccanismo miope che rischia di provocare danni sul lungo periodo.
La crescita culturale di una comunità non è come un'automobile che , finita la benzina, si può parcheggiare a un lato della strada ripartendo poi dopo aver riempito di carburante il serbatoio.
La cultura è fatta di evoluzione, memoria, professionalità in crescita, luoghi di incontro, metodo e creatività. Rompere i fili che tengono insieme quel mix, rischia di disperdere un patrimonio che non sarà più recuperabile se non con anni e anni di lavoro dagli esiti incerti. Livorno ne uscirebbe più povera e più debole. Per questo è ingiusto considerare la cultura un lusso o, peggio, un optional. Pensare che con l'arte non si mangi è solo una sbruffonata da bar sport. Intere città vivono - e bene - grazie al genio artistico. Una volta il professor Massimo Paoli in una tavola rotonda che si teneva al Tirreno, uscì con una delle sue osservazioni geniali: «Pensate a Pisa - disse - è una città che ancora oggi vive di due scelte culturali compiute mille anni fa: Piazza dei Miracoli e l'Università». Massimo Paoli, come sempre, pensava a Livorno
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