Sicurezza
«Aiuto, non riesco a iscrivermi al Pd»
LIVORNO. Lui lo chiama “risvolto esperienziale comico-depressivo”. E in effetti l’aneddoto è almeno curioso. Ma al di là della storia, c’è un’analisi politica e un’accusa al Pd di mancanza di...
LIVORNO. Lui lo chiama “risvolto esperienziale comico-depressivo”. E in effetti l’aneddoto è almeno curioso. Ma al di là della storia, c’è un’analisi politica e un’accusa al Pd di mancanza di contatto col territorio.
Protagonista Daniele Bettinetti, ex delegato all’Assemblea Comunale del partito, due volte candidato a Livorno, una a segretario comunale (2008), una a segretario territoriale 2010 («candidatura sfumata - ricorda lui - per assenza di primarie»).
Bettinetti sta cercando di iscriversi al partito, anzi rinnovare l’iscrizione, ma non ci riesce. «La mia - racconta - è la storia in contro-tendenza di un uomo che invece di scappare sta tentando da mesi, inutilmente, di rinnovare e ritirare la sua tessera 2011 al Partito Democratico presso il proprio circolo territoriale come da regolamento».
«Per mesi - spiega - ho trovato la porta del mio circolo, quello di Antignano dove abito, sempre sprangata. Telefono staccato, niente orari di apertura, nulla. Strano visto che il regolamento dice che i Circoli dovrebbero promuovere e pubblicizzare la partecipazione e l'iscrizione».
«M’informo - continua Bettinetti - e scopro che a parte una o due aperture in due fine settimana estive la porta non è mai stata aperta». La scoperta Bettinetti la fa per caso: «Ho trovato la sede aperta e ho saputo che il circolo l'ultima volta è stato aperto a ottobre 2011. Bene, penso, e io scemo che due anni fa vi accusavo di proselitismo fine a se stesso. Qui siamo al contrario, alla chiusura fisica, allo scacciare le persone».
Ma la tessera, ci si chiederà, non poteva ritirarla altrove?
«No, la federazione al telefono dice che ce l'hanno i circoli, viceversa il circolo non ce l'ha e dice che ce l'hanno loro. E io? Tesserato dentro».
Dopo l’aneddoto l’attacco politico (dall’interno): «In questo Pd il dialogo è, di fatto, un bluff e a Livorno lo si fa solo "per appuntamento", in un eterno "caminetto" dove le idee si raccolgono individualmente, vengono vagliate da "non si sa chi" e finiscono "non si sa dove" senza trasparente tracciabilità. Ma il partito, la sua democrazia, la sua freschezza, il suo confronto ideale e partecipato, che fine hanno fatto? La mia paura vera è che stiamo andando verso un autoritarismo mascherato peggiore del Berlusconismo».
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