Il Tirreno

Livorno

Piano del porto, l’Authority accelera. Restano i mugugni

di Mauro Zucchelli
Piano del porto, l’Authority accelera. Restano i mugugni

Già fissato il nuovo appuntamento del 29 marzo Gallanti: stop ai discorsi, semmai parlino gli emendamenti

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LIVORNO. Ci ha provato ognuno dei presidenti che si è seduto sulla poltronissima dell’Authority: nel maggio 2002 Nereo Marcucci, nel novembre di tre anni più tardi Roberto Piccini. Ma inutilmente. E adesso torna nel menù di Giuliano Gallanti la questione del piano regolatore del porto: l’ultimo è stato varato nel ’53, e questo già la dice lunga sulla difficoltà di metter mano a un disegno organico che spieghi cosa si fa su ciascuna banchina (e dunque, vista la specializzazione delle imprese, un po’ anche chi e come la fa).

Ma la dicono ancor più lunga gli ultimi dieci anni: con questo triplice tentativo, giunto al punto di squadernare le bozze davanti agli occhi degli esponenti del comitato portuale. Compreso ieri mattina.

Solito copione? Stavolta non è detto: e non solo perché l’accento non è più sul futuribile della Darsena Europa ma intanto su quel che si può fare nel porto che c’è (per quello futuro si vedrà). Gallanti ha mandato segnali di una accelerazione. Anche se con una frenatina tattica per rintuzzare l’accusa di rigidità e sordità al dialogo con le parti sociali: come quando si è detto disponibile a prevedere una “zona grigia” all’Alto Fondale (in radice?) per venire incontro alle esigenze degli operatori, soprattutto della cellulosa, che dovrebbero traslocare e far dunque posto alle love boat dei croceristi.

Al tempo stesso, però, Gallanti ha messo nero su bianco l’appuntamento al 29 marzo per la prossima riunione del comitato portuale che tornerà a esaminare la “patata bollente” del Prg.

Di più: sembra che, parlando con il proprio entourage, il numero uno dell’Authority abbia ripetuto che con la presentazione della proposta definitiva considera concluso il round del giro di consultazioni per ascoltare i vari soggetti in campo. Da tradurre così: a questo punto non serve un ulteriore passaggio di valutazioni politico-urbanistiche più o meno generali, ben vengano le proposte di modifica ma con emendamenti specifici e precisi. Insomma, non si parla per mozioni e dichiarazioni di volontà bensì per atti (corretti da eventuali emendamenti che raccogliessero i voti sufficienti).

Gallanti ce la mette tutta per mostrare ottimismo: «Durante le consultazioni c'è stata una totale condivisione da parte dei soggetti interessati. Tutti hanno compreso che dobbiamo superare la frammentazione e puntare all'aggregazione delle funzioni per concentrare l'impegno sulla crescita di concorrenzialità dello scalo».

A dirla tutta, tutti sono d’accordo sì su quanto sia indispensabile evitare che il “porto dei porti” sia uno sbriciolamento di pezzetti e pezzettini di banchina. Ma l’intesa si ferma lì. Idem per la volontà di far sviluppare le crociere: ok, ma a patto che non tolgano spazio al settore merci.

E qui casca l’asino: anche perché dal quartier generale della Compagnia ma anche da operatori privati di rilievo come Neri si alzano mugugni, diffidenze e perplessità nei riguardi della manovra. Nel mirino la decisione di spostare il traffico dei prodotti forestali sul Molo Italia per lasciare da subito alle crociere gli accosti 46 e 47 dell'Alto Fondale: gli operatori coinvolti temono che una trasformazione piena del terminal in area per le crociere finisca per danneggiarli in quanto perderebbero più di quel che guadagneranno nelle aree al molo Italia. I tecnici dell’Authority annunciano che «gli spazi per costruire queste superfici coperte ci sono: basti pensare alle aree industriali della Cementeria Sacci o dell’ Intercontainer». Ma intanto anche Palazzo Rosciano ammette che c’è un ostacolo «al pieno sviluppo del traffico dei forestali»: sono i canterini, i rimorchiatori, le granaglie e il cemento. Tutte attività che «al momento non è possibile pensare di delocalizzare», dicono dall’Authprity.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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