Il Tirreno

Livorno

La tassa sulla speranza vale un mese di stipendio

Mauro Zucchelli
La tassa sulla speranza vale un mese di stipendio

Siamo fra le 24 province dove si spende di più sul fronte delle scommesse. Nel mezzo dell’uragano economico gli importi schizzano alle stelle: più 21%

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La cassa integrazione imperversa, le fabbriche tagliano i posti di lavoro e le micro-ditte licenziano: altro che piangere, non ci resta che scommettere. Non potrebbero parlare più chiaro le cifre relative all’impressionante volume di giocate nel nome del tentativo di affidare alla buona sorte il proprio destino: 447 milioni di euro bruciati nella nostra provincia sull’altare di lotto e Superenalotto, “gratta e vinci” oppure slot e videopoker, scommesse ippiche ma anche puntate sportive o bingo. Parola di Agicos, un autorevole osservatorio specializzato in questo campo.

È un iceberg di quattrini talmente grande da valere 1.303 euro per ciascuno di noi, ultraottuagenari e bebè compresi. Neanche la nuova Ici del premier Monti ci costa così tanto: la “tassa sulla speranza” (di cambiare vita) ha un gettito così imponente che solo l’Irpef vale di più.

Soldi da risparmiare? Sì, ma cominciando da qualcos’altro: basti dire che l’ammontare medio pro capite ha fatto un balzo del 21% nell’ultimo anno. Come se ci fosse un legame diretto: ci si mette tanto più nelle mani dello stellone della buona sorte quanto più profonda è la crisi economica (ma anche: quanto più difficile è coltivare la speranza di una crescita collettiva o comunque di un avanzamento nella scala sociale in base al merito, all’intelligenza o al lavoro sodo).

Figuriamo fra le prime 24 province d’Italia per ammontare di spesa pro capite per i giochi, secondo i dati Agicos. Roba da zona Uefa, se limitiamo lo sguardo alla metà della penisola a nord di Roma. E, tanto per avere un riferimento-simbolo, quasi 200 euro più di quanto hanno scucito lo scorso anno i napoletani.

In realtà, un po’ la crisi mordicchia: nel resto del Bel Paese l’impennata delle giocate è più alta che da noi e supera il 23%. E in Toscana non ci sorpassa più soltanto Massa Carrara (1.397 euro a testa), un territorio ancor più in ginocchio di noi dal punto di vista economico, ma anche Lucca (1.345 euro).

Pisa no: ciascuno degli abitanti ha tirato fuori dal portafoglio per scommesse, videopoker e dintorni molto ma molto meno di quel che abbiamo fatto noi livornesi (794 euro). E questo la mette fra le 14 province meno contagiate dal demone del gioco: in tandem con Viterbo l’unica del Centro Nord.

L’aspetto più choccante riguarda videopoker e slot, che ormai imperversano ovunque: con la benedizione dello Stato, per il quale sono diventati un introito extra al pari delle sigarette e delle accise sulla benzina. Risultato: nell’arco dei dodici mesi dello scorso anno, nella nostra provincia sono stati spesi 297,7 milioni di euro, con un balzo impressionante che vale il 32,4% in più nel bel mezzo di una delle crisi più dure della nostra storia recente. Per avere qualche punto di riferimento: in provincia di Pisa la cifra giocata supera a malapena i 196 milioni di euro (501 a testa).

L’ammontare complessivo è grossomodo simile a quello di Lecce o Catania: ma la prima ha più del doppio degli abitanti di quella di Livorno, la seconda oltre il triplo.

È una “tassa” che porta via dai portafogli un fiume di denaro: 905 euro a testa per ognuno di noi, sempre mettendo nel conto anche il primo dei bimbetti e l’ultimo dei vecchietti. Il doppio che a Napoli (482 euro).

Meno sensazionale è la crescita di altri tipi di caccia alla buona sorte: ad esempio, il consumo di biglietti “gratta e vinci” aumenta da 51,5 a 53,3 milioni di euro (più 3,5%) mentre lo standard pro capite sale da 157 a 163 euro. Idem per il Superenalotto: Livorno sale di un gradino nella classifica delle province più spendaccione in questo campo (dal 21° al 20° posto), ma a dire il vero l’ìimporto medio scende da 66 a 44 euro.

Scivola giù invece di due posizioni nella graduatoria nazionale (cioè dalla 39° alla 41°) la nostra voglia di giocare al lotto: eppure salta agli occhi che in un anno il volume delle giocate ha fatto registrare una impennata da 30,2 a 39,1 milioni di euro, con un boom che equivale a qualcosda come il 29,5% in un sol colpo.

Scommesse ippiche. Con 13,6 milioni Livorno è al 7° posto nella graduatoria nazionale

Super Enalotto. Spendiamo 44 euro annui, superati in Toscana da Lucca e Massa

Gratta e vinci. Le schedine della fortuna ci sono costate 53 milioni di euro

Il gioco del lotto. Niente exploit, siamo appena al di sopra del la media nazionale

Scommesse sullo sport. 25 milioni sono stati puntati nel 2011 nella nostra provincia

Slot, quanto mi costi 
25° posto nella classifica delle oltre cento province italiane relativa alla spesa media pro capite in fatto di slot e videopoker: siamo terzi in Toscana dopo Lucca e Massa
905 euro a testa: è questo l’importo medio giocato da ciascun livornese alle “macchinette della fortuna” nel corso dei dodici mesi dello scorso anno
297,7 milioni di euro: sono la spesa complessiva in tutta la nostra provincia nelle slot nel 2011

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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