Il Tirreno

Livorno

Otto mesi e maxisconto per vendere una casa

di Giulio Corsi

L’anno nuovo inizia con un’altra frenata per il mercato immobiliare in città. Nel mirino la concessione dei mutui ipotecari scesa ai minimi storici

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LIVORNO. Balla o non balla? Non balla per niente, e se per un certo periodo (il secondo trimestre del 2011) è tornato a ballare è stato solo un fuoco di paglia. Il mattone in città soffre, forse come non ha mai fatto in questa crisi che da due anni sembra sull'orlo di finire e invece continua ad aggravarsi. A parlare sono dati freschissimi: i contratti stipulati nel mese di gennaio. I tempi sempre più lunghi (quasi otto mesi) per chiudere quei contratti. Gli sconti sempre più alti (quasi il 14%) effettuati sulle richieste iniziali. E il sentiment degli operatori: mai così nero come in questo inizio 2012. Al punto che il centro studi Asppi di Livorno - che da sempre raccoglie i dati e gli umori del mercato, trimestre per trimestre, agenzia immobiliare per agenzia immobiliare - arriva a prevedere il ritorno a un quadro tipico dell'Italia di almeno 40 anni fa: la ridistribuzione delle percentuali che dividono proprietari e inquilini con un recupero preponderante di questi ultimi. «C'è uno squilibrio eccessivo - sottolinea l'architetto Sirio Grassi di Asppi, l’associazione sindacale piccoli immobiliari -. L'80% di case in proprietà e il 20% di locazioni rappresenta probabilmente il fondo di una tendenza iniziata alla fine degli anni Settanta. Secondo noi è possibile, anzi prevedibile un ritorno indietro a un punto di equilibrio del mercato che veda il 40% di case in affitto e il 60% di quelle in proprietà. E in questa controtendenza la difficoltà attuale nella compravendita, causata dalle difficoltà sempre maggiori nel reperire un mutuo, farà sicuramente la sua parte».

Mercato fermo ovunque. «Nel primo mese del 2012 - spiega Grassi - si sono ulteriormente acuiti i segnali di debolezza del mercato immobiliare delle compravendite, su Livorno ma anche sull'intera provincia, in particolare nei comuni di Rosignano, Collesalvetti, San Vincenzo, Piombino, Riotorto e tutti i comuni dell'isola d'Elba». I tempi per completare una compravendita, che nell’ultimo trimestre del 2011 erano già altissimi (7 mesi) sono saliti ancora quasi a otto.

Lo sconto sale. Prendete un appartamento di 100 metri quadrati in zona Accademia. Vista mare, buone condizioni, bel contesto condominiale. Se qualche anno fa chiedere 400mila euro e ottenerli tutti era pressoché scontato, oggi le cose sono ben diverse. La richiesta di partenza deve per forza scendere (facciamo 350mila). Ma la pretesa iniziale non servirà a molto. Da lì si dovrà andare ancora giù. «Per quanto riguarda trattative e tempi di vendita, nel primo mese di gennaio 2012 il margine di sconto rispetto alle richieste iniziali si è ampliato, al 13,7 per cento rispetto al 12,5% dell'ultimo trimestre del 2011», continua Grassi. Una media provinciale che a Livorno città ha toccato la punta del 13,8%. Il che significa che per vendere quell’appartamento oggi si dovrebbe passare dall’iniziale richiesta di 350mila a 301mila: qualcosa come 48mila euro di sconto. O centomila euro in meno rispetto al 2005. O duecento milioni di vecchie lire se ci si vuol proprio fare del male.

Manca il capitale. Si penserà: i prezzi più bassi non dovrebbero far ripartire le vendite? Macché. Il vero problema sono i soldi. Che non ci sono. Perché le banche hanno stretto ancora i cordoni dei mutui. «La quota di acquisti di abitazioni effettuata con accensione di un mutuo ipotecario ha continuato a scendere, collocandosi al 63,7 per cento», accusa Grassi. «Purtroppo le banche non funzionano e l’accesso al credito è diventato drammatico - continua l’architetto dell’Asppi -. E la situazione riguarda sia chi deve comprare che chi vuole costruire. Solo il 5 per cento dei giovani oggi riesce ad avere una risposta positiva per un mutuo. Ma il problema è che anche i mutui ipotecari sono in crisi».

Sotto il mattone meglio che... sopra. Ma i famosi risparmi degli italiani che fine hanno fatto a Livorno? «In realtà secondo i nostri studi ci sono ancora - continua Grassi - ma se prima il mattone era un bene rifugio, una garanzia, oggi l’insicurezza delle famiglie tiene anche quei capitali fermi. E se anche le banche stanno sul chi va là e non erogano credito il mercato è destinato a paralizzarsi. E poi a mutare pelle. Anche perché accanto all’assenza di capitali per i finanziamenti, non c’è un alleggerimento dei materiali che permetta magari una discesa dei costi sul nuovo. Secondo noi il crollo delle compravendite continuerà ancora fino a un riequilibrarsi del rapporto tra proprietà e locazioni, con quest’ultime che torneranno a crescere».

Umore nero. Asppi anche a gennaio ha raccolto nelle 87 agenzie immobiliari consultate il sentiment sul presente e sul futuro: sul fronte delle prospettive a breve termine sul mercato di Livorno i risultati dell'indagine non sono positivi. Il saldo tra giudizi "favorevoli" e "sfavorevoli" è fortemente peggiorato, collocandosi a 45,7 punti dal 22,3 della rilevazione precedente del trimestre (ottobre-novembre-dicembre 2011). «Il saldo sulle attese dei nuovi incarichi a vendere, per questo primo mese di gennaio 2012 è invece paurosamente nullo - dice Grassi -. Dopo il temporaneo rialzo nella scorsa rilevazione per il solo mese di ottobre del trimestre, si è intensificata la prevalenza di attese di calo dei prezzi nei prossimi mesi». Appare infine in aumento anche il numero di agenti che indica un peggioramento delle prospettive a breve del mercato provinciale, con una quota salita dal 48,1 al 65 per cento.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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