Gioco
Jeelani, un tuffo nella macchina del tempo
Successo, pubblico e tifo al PalaMacchia per la riedizione del derby nostalgia. Alla fine vince la Libertas allo sprint
Il tempo non fa prigionieri, i ricordi sì. Ma per una sera non è peccato mettersi degli occhiali diversi, aprendo i rubinetti del cuore e facendo finta che il ritorno del derby sia una partita vera e non il semplice tributo ad Abdul Jeelani, la mano di Maometto tornata sotto la cupola del PalaMacchia per riprovare sensazioni d’altri tempi su quel parquet e sotto quella curva che l’aveva adorato per quattro anni formidabili, dal 1981 al 1985.
Almeno mille spettatori per vedere capelli bianchi, fasciature e qualche giocatore extralarge. In curva nord giganteggia un poster con Abdul Jeelani in maglia Peroni. Lui lo guarda e sorride come un bambino infinito. I riccioli non ci sono più, ora ha la testa rasata e una fascia bianca parasudore, le ginocchia gli hanno presentato il conto e cigolano, ma agli occhi di chi è in tribuna basta e avanza avere lì davanti il mito, toccarlo con mano, vedergli muovere la retina. I tifosi PL, nella curva sud, rispolverano striscioni storici (vedi il classico “in 5 a lottare in 5000 a soffrire”) e dalle ugole sparano più decibel di quelli Libertas.
Al 30' è 46-40 per la Libertas, poi tutti vogliono vincere. Ci riesce la Libertas, mentre Matteo Lanza prende un tecnico per uno screzio con gli arbitri e saluta in anticipo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
