Sicurezza
Futuro sindaco? Matteoli scherza
Alla domanda l’ex ministro risponde: «Ne ho fatte tante nella mia vita...
LIVORNO. Sceso dal palco raccogliendo l'ultimo applauso dei tre che hanno intercalato il suo breve intervento, Altero Matteoli imbocca l'uscita del salone per andare a votare. A chi darà la sua preferenza l'ha spiegato con fare diretto e colorito: «Mi scusino le signore - gigioneggia - ma il segretario Alfano ha spiegato che nei nostri congressi si vota secondo la formula "un culo un voto". E io qui ci metto il mio a sostegno di Barabino».
Il voto e qualcos'altro per dar forza al partito livornese, che in questi anni non è decollato. E siccome qui continuano a chiamarlo ministro ben sapendo che non lo è più, sorge la domanda: senatore si candida a sindaco di Livorno? Lui sorride e risponde: «Ne ho fatte tante nella mia vita, questa mi mancherebbe…». Non è una risposta che nega. Ma di più non dice, regalando un altro sorriso ai curiosi prima di infilarsi nel seggio.
Al microfono Matteoli parla di un «congresso particolare, con punte di polemica che superano il limite di guardia». «Chi va sull’Aventino – tuona verso i filo-Vaccaro – perde sempre. Qui al massimo abbiamo Montenero, ma la sostanza è la stessa». L’ex ministro sostiene Barabino nel suo tentativo di «riunificare il partito in questa provincia, dove la sinistra governa da sessant’anni: cari amici , la politica non è un sogno e basta, ci vogliono i numeri se vogliamo opporci». Ecco perché «voterò convintamente Barabino nel segno dell’unità». E dopo l’elogio del lavoro fatto a Cecina lancia l’appello al mondo cattolico. «Anni fa – aggiunge - Livorno cresceva intorno al suo porto, ora certi punti di riferimento vacillano e anche il partito egemone è in grande crisi. Mi dispiace perché vorrei che ci fosse una sinistra forte e una destra capace di contrapporsi». È appellandosi al «senso di responsabilità» e al «rispetto delle istituzioni» che arriva a parlare della Compagnia lavoratori portuali. «È sempre stata – chiosa – un’espressione della sinistra, la responsabilità della crisi del porto è anche sua. Ma non voglio perdere le centinaia di posti di lavoro che incarna: esca dal ruolo politico e faccia impresa».
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