Il Tirreno

Livorno

«Alleato con i traditori». I dissidenti non votano

«Alleato con i traditori». I dissidenti non votano

Un gruppo di ex forzisti contesta la lista mentre le nuove leve si fanno avanti Il segretario dell’Udc lancia un ponte in vista delle prossime amministrative

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LIVORNO. Come da copione: i filo Costanza Vaccaro (con la capogruppo provinciale in testa) non si presentano. Non ci sono i consiglieri comunali che si oppongono a Marcella Amadio (vedi Bruno Tamburini e Massimo Ciacchini) e neppure quelli che si definiscono liberal cattolici: da Attilio Palmerini a Gionata Giubbilei. Un po’ a sorpresa - visto che negli ultimi giorni aveva detto e non detto - non partecipa al dibattito neppure l’ex candidato a sindaco e consigliere regionale Marco Taradash (dicono fosse impegnato a Roma).

Un terzo del partito, come ripete il consigliere provinciale Alessandro Corsinovi, non è qui, «facendo un capolavoro di sciocchezza, perché tutti i posti saranno occupati da chi abbiamo combattuto per due anni e a quest’ora doveva già essere fuori». Il riferimento è chiaramente al fronte di Marcella Amadio, che non si vede in sala durante gli interventi (neppure quello di Matteoli), ma quando arriva gongola e fa da regina delle tessere tra un seggio e l’altro (dove i suoi risulteranno vincenti).

Non tutti gli “anti” hanno deciso di disertare e quelli che si presentano in sala non le mandano a dire a Barabino. A dare il la alla contestazione è l’ex forzista Alfiero Marsili. «Sono qui – esordisce – ma non vorrei esserci: tanti iscritti si sentono traditi, pensano che questo sia il congresso della vergogna. Sono qui solo per dire che non voteremo».

Il motivo? «Non ho niente contro Barabino – dice – ma dentro la sua squadra ci sono quelli che a casa mia si chiamano traditori». Marsili va giù pesante: «Gli scissionisti che in Comune hanno formato un gruppo non autorizzato in sede non si sono mai visti: ci saremmo aspettati un gesto di dignità con le loro dimissioni. Invece sono arrivate solo delegittimazioni costanti e offensive alla capogruppo Vaccaro».

«Perché – polemizza – Barabino è andato a scegliere questi soggetti? Senza le tessere di Amadio non sarebbe stato eletto? Noi abbiamo bisogno di un coordinatore forte che lasci a casa i nostalgici del ventennio». Frasi che scatenano la reazione del senatore Alberto Balboni, chiamato a presiedere il congresso al fianco del vicecoordinatore regionale, Maurizio Zingoni: «Non accettiamo insulti, potevate presentare una vostra lista...».

Al microfono si susseguono volti che tornano, come quello di Guido Guastalla (inserito nel listino bloccato per il direttivo) e volti nuovi e per certi versi freschi della politica. Quelli su cui Barabino è pronto a scommettere. Un esempio sono l’avvocato livornese Leonardo Biagi e il giovane consigliere comunale di Cecina, Lorenzo Gasperini, che mette l’accento sul ruolo della politica e su tutte quelle questioni che «non possono essere affrontate solo dai tecnici». In sala c’è il presidente della Provincia, Giorgio Kutufà (Pd), che sulla scia di Matteoli chiama l’opposizione a «concorrere alla soluzione dei problemi con senso di responsabilità in questo momento delicato».

Non c’è il sindaco Cosimi, mentre partecipano i vertici della Lega e dell’Udc. È proprio il segretario centrista, Luigi Coppola, ad aprire il dibattito gettando ponti, sulla scia nazionale, verso le amministrative del 2014. Del resto poco dopo è Matteoli a dire di voler «lanciare un messaggio al partito cattolico per ricostruire quel centrodestra intuito da Berlusconi nel ’94».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web