Le imprese: siamo all’emergenza
Strigliata di Confindustria, Lega Coop e artigiani Cna in coro «Non c’è consapevolezza di quanto sia grave la crisi qui»
LIVORNO
La prima fotografia: nell’arco di tre anni i posti di lavoro nell’industria manifatturiera sono diminuiti del 22%, quasi cinquemila in meno nella nostra provincia mentre la cassaintegrazione ha fatto un balzo del 279%. Il secondo “clic”: nell’edilizia in un triennio si contano 128 imprese in meno (con un taglio di 676 occupati). Il terzo scatto: lo scorso anno le imprese artigiane hanno tagliato del 95% gli investimenti rispetto al 2010, che «già non era un anno per niente entusiasmante». La quarta immagine: ci sono trenta cooperative a rischio chiusura, hanno in media 25-30 addetti a testa. Il quinto flash: fino a tre-quattro anni fa fra le ditte dell’artigianato i ricorsi alla cassa integrazione si contavano sulle dita di una mano, anzi di mezza mano, mentre adesso sono schizzati a quota 180.
Basterebbe già questa cinquina di elementi per capire come mai la Lega Coop, gli artigiani Cna e la Confindustria sono scesi in campo a una sola voce. Mai accaduto prima: in passato, era capitato che le associazioni di rappresentanza imprenditoriale si raggruppassero in cartelli più o meno larghi, ma queste tre realtà del mondo della produzione non avevano mai fatto fronte comune. Anzi, soprattutto Confindustria e Cna non avevano risparmiato di punzecchiarsi e talvolta perfino di entrare in rotta di collisione.
«Questa – avverte Ivano Martelloni, presidente della Lega Coop – non è più una situazione semplicemente di crisi in cui comunque al flop di un settore si può ovviare cercando di appoggiarsi su qualcos’altro che invece tira: siamo con tutti e due i piedi dentro una emergenza generalizzata. E il peggio è che non sembra esserci una piena consapevolezza di quanto sia drammatica la situazione».
No, per Umberto Paoletti, direttore della Confindustria, c’è qualcosa ancor peggiore: «Si avverte la mancanza di una regia che metta in fila le priorità e selezioni una agenda di interventi senza che sia l’ultimo patatrac aziendale a sbattercene sulla faccia l’urgenza non rinviabile. Senza contare che si sta facendo sempre più rarefatto il dialogo istituzionale con le parti sociali».
Martelloni parte da «quel che non siamo e quel che non vogliamo»: «Il nostro non è il tentativo di dar vita a un nuovo cartello di alleanze fra imprese». Soprattutto, come tengono a puntualizzare non solo Paoletti ma anche Marco Valtriani e Umberto Paoletti, direttore della Cna: 1) «non è una questione limitata a Livorno città ma abbraccia tutta la provincia; 2) «non è il solito andare all’attacco contro qualcuno nell’immancabile ricerca di colpe». Tutti e tre aggiungono: «Smettiamola con lo scaricabarile. Se serve a sgombrare il campo dagli equivoci, diciamo subito che ci prendiamo tutte le nostre colpe e anche quelle di qualcun altro».
Ma di cosa si parla? Di quali problemi, quali settori, quali fabbriche, quali guai? Martelloni, Paoletti e Valtriani dicono che vogliono scansare il riflesso condizionato di fare l’ennesima elencazione: chiedono un metodo che perlomeno scansi la facile deriva di prendere i problemi non per risolverli bensì «solo per darli in testa a tizio o caio», magari con logiche politiche da regolamento di conti .
Il fronte delle imprese mette l’accento sui ritardi nei pagamenti da parte degli enti pubblici e sul restringimento del credito. Con effetti paradossali: «Ci sono aziende sane che sono finite nei guai perché non riuscivano a riscuotere: questo ha peggiorato il loro rating e dunque ha fatto alzare il tasso d’interesse da pagare alle banche. Poi lo Stato ci ha messo del suo: ha fatto in modo che chi è in questa condizione sia penalizzato nel calcolo di una Irap più cara».
L’ultimo allarme lo mlancia Martelloni: «Occhio che se schiantano le aziende sane si finisce in un Far West che premia solo chi non rispetta nulla. Come chi fa i contratti per 4 ore e tiene gli addetti al lavoro per otto, poi li mette a riempire gli scaffali e fare le pulizie. Attenti a non scherzare con il fuoco: quando i buoi sono scappati dalla stalla, poi tutto è più difficile. E in tempi di emergenza, ancor di più».
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