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Livorno

si costituiranno parte civile

La famiglia non si dà pace «Non doveva accadere»

La famiglia non si dà pace «Non doveva accadere»

LIVORNO «Un fatto inconcepibile, non pensiamo ad altro e non ce ne facciamo una ragione. C’è molta rabbia: non doveva succedere questa tragedia». È distrutto Antonio Salato, cognato di Vito...

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LIVORNO

«Un fatto inconcepibile, non pensiamo ad altro e non ce ne facciamo una ragione. C’è molta rabbia: non doveva succedere questa tragedia».

È distrutto Antonio Salato, cognato di Vito Guastella, 50 anni morto sull’Arnaccio. Ieri insieme a sua sorella Vincenza, la vedova del camionista, è tornato in Sicilia. Il corpo dell’autotrasportatore ucciso dai cani si trova ancora al cimitero dei Lupi, dove lunedì sarà sottoposto all’autopsia. Intanto i familiari di Guastella stanno collaborando con i carabinieri nelle indagini e hanno già nominato un legale. L’intenzione è quella di costituirsi parte civile, nel momento in cui ci sarà il processo.

«Non è concepibile che si possa verificare una cosa del genere - dice Salato - La paura più grande, in un lavoro come quello di Vito, deriva dai pericoli della strada. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare una fine così. Al momento non sappiamo che pensare. C’è solo tanta rabbia».

Vito Guastella non aveva parlato in famiglia di cani, lui non aveva timore. Lui li conosceva, ma non aveva con loro una particolare confidenza anche perché Guastella, dipendente della ditta Eurogru, si recava solo ogni tanto nel piazzale di Di leo, dove adagiava il rimorchio. Proprio come aveva fatto l’altra settimana. Ma coloro che lavorano quotidianamente nei piazzali si erano più volte lamentati della loro presenza. «I cani erano sempre nella zona», dicono in tanti tra coloro che lavoravano lì. Inoltre sia il titolare della Di Leo sia la romena sostengono di aver segnalato la presenza dei cani nei piazzali all’Asl e al Comune. Ma entrambi negano.

Una cosa sembra certa: quei cani parlavano un linguaggio diverso rispetto al camionista. Lo sottolinea Gianfranco Gannardi, responsabile del servizio prevenzione dell’Asl, che spiega che gli animali hanno avuto un contatto diretto solo con altri cani.(l.l.)

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