Il Tirreno

Livorno

Dirigente prosciolto «La mia vita rovinata da questa indagine»

di Federico Lazzotti

Gino Fantozzi era accusato di falso nell’inchiesta sulla Parentopoli in Provincia. A processo l’altra indagata

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LIVORNO

«La mia vita privata e professionale è stata rovinata da questa indagine: sono stato emarginato e trasferito. Da quattro anni non vivo più. Ora sono a fine carriera, mi mancano pochi anni per andare in pensione e ci volevo andare a testa alta, adesso che sono stato prosciolto potrò farlo».

Gino Fantozzi, 63 anni, ex dirigente della Provincia di Livorno e ora dipendente in Regione, era implicato nell’inchiesta sulla presunta “Parentapoli” a palazzo Granducale: è appena uscito dall’aula nella quale il giudice Giovanni Zucconi ha letto la sentenza con la quale lo ha prosciolto dall’accusa di abuso d’ufficio mentre ha rinviato a giudizio, l’altra indagata, Danila Vannucci, 60 anni.

Con l’ex dirigente c’è il suo legale, l’avvocato Paolo Bassano. «Abbiamo sempre sostenuto di essere estranei ai fatti», sottolinea sventolando una delibera della giunta provinciale, firmata dall’attuale presidente Giorgio Kutufà e datata 17 febbraio 2005.

Secondo il pubblico ministero Massimo Mannucci, l'ex dirigente dell’Area programmazione avrebbe affidato senza bando ma con incarico diretto un progetto di sviluppo sulla politica comunitaria a una società della quale faceva parte anche la figlia dell’altra indagata. «La Provincia – prosegue l’avvocato Bassano – ha sempre sostenuto che la società precedente avesse ottenuto l’incarico con un bando, invece, come dimostra la delibera, anche in quel caso venne affidato senza».

Più complessa la posizione dell’altra indagata, ora imputata. Gli inquirenti le contestano un ingiusto profitto procurato al marito e alla figlia che avrebbe favorito portandola con sé durante i viaggi aerei oppure attraverso consulenze tecniche retribuite con soldi pubblici. Mentre il coniuge, docente in materie scientifiche e rappresentante legale dell'Endas, avrebbe fornito delle collaborazione con il progetto di cui era responsabile la moglie in cambio di soldi. Mentre per sé stessa avrebbe effettuato consulenze tecniche per la Comunità montana senza «chiedere l'autorizzazione e in evidente incompatibilità».

Nel procedimento la Provincia si è costituita parte civile. Spiega oggi l’avvocato Alberto Uccelli. «Quando l’Ente ha presentato l’esposto lo ha fatto non sulle persone ma sui fatti. Gli indagati e i capi d’imputazione sono stati contestati dalla Procura».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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