Gioco
Stop alle autopsie sugli ultimi 8 corpi recuperati
La procura di Grosseto ha dovuto far interrompere gli esami del Dna, di cui era stata incaricata la polizia scientifica per il riconoscimento, dopo l'opposizione di un avvocato difensore di uno degli ultimi indagati
Stop alle autopsie sugli ultimi otto cadaveri, fra cui quello della bimba Dayana Arlotti, trovati nel relitto della nave Costa Concordia. La procura di Grosseto ha dovuto far interrompere gli esami del Dna, di cui era stata incaricata la polizia scientifica per il riconoscimento, dopo l'opposizione di un avvocato difensore di uno degli ultimi indagati. Il legale (non è chiaro di chi sia il difensore) ha chiesto che le autopsie siano da fare con incidente probatorio poiché l'esame del Dna non sarebbe ripetibile. Secondo quanto appreso, la procura ha dovuto stoppare gli incarichi per le autopsie dovendo incaricare un perito secondo le modalità per l'incidente probatorio.
In un fascicolo le denunce di lavoro dei dipendenti. La procura di Grosseto ha trasmesso alla procura di Genova un apposito fascicolo con denunce e segnalazioni che dipendenti di Costa Crociere hanno fatto in relazione ai rapporti di lavoro con la compagnia. Le denunce sono scaturite quando questi dipendenti, sentiti nell' ambito dell'inchiesta sul naufragio della Costa Concordia davanti all'isola del Giglio, avrebbero parlato di presunte irregolarità nei contratti di lavoro. I pm grossetani hanno raccolto tutto il materiale inerente a questi aspetti - non attinenti al naufragio - e lo hanno trasmesso ai colleghi di Genova, anche considerato che è la città dove la compagnia di navigazione ha la sua sede legale.
Carte nautiche sbagliate. La rotta per l'inchino all'isola del Giglio era sbagliata anche per l'inadeguatezza delle carte nautiche disponibili nella plancia di comando della Costa Concordia: è quanto emerge dalle dichiarazioni fatte da alcuni ufficiali, e ora gli atti della procura di Grosseto. «Al momento dell'urto avevamo in uso una carta italiana non adeguata per la navigazione costiera», ha detto nel suo interrogatorio Ciro Ambrosio, il vice di Schettino in plancia, co-indagato fin dal primo momento col comandante della nave. Anche un altro indagato, il terzo ufficiale Silvia Coronica, ha riferito la stessa problematica: «Ogni 20 minuti rilevavo col mio radar la distanza dalla costa», ma quando «alle 21,30 circa siamo arrivati al punto di accostata a sinistra, cambiando carta nautica da 1:300.000 a quella da 1:150.000 dovevo fare il punto più frequentemente ma ho cominciato ad avere difficoltà a causa dell'inadeguatezza delle carte, di scala troppo grande. Ho cercato una carta nautica più dettagliata ma non c'era».
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