Il Tirreno

Livorno

La telefonata a casa poi l’aggressione fatale

di Lara Loreti
La telefonata a casa poi l’aggressione fatale

Alle sette il camionista aveva chiamato in Sicilia per salutare la famiglia la moglie lo ha ricontattato alle 7.30, ma il cellulare suonava a vuoto

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COLLESALVETTI

Alle 7 l’ultima telefonata a casa, neanche mezzora dopo il suo cellulare già squillava a vuoto. Gli ultimi minuti del camionista di 50 anni, Vito Guastella sono intrisi dell’essenza della sua vita: la famiglia e il lavoro. Tutte le mattine Guastella chiamava a casa, ad Alcamo in provincia di Trapani, per il saluto ai suoi due figli adolescnenti, un maschio e una femmina. Lui che trascorreva la sua vita alla guida del camion della Eurogru, ditta per cui lavorava, in giro per l’Italia. Quanto tornava a casa cercava di trattenersi almeno un paio di settimane. Poi ripartiva e stava via dieci, venti giorni. A volte appoggiava il rimorchio nel piazzale della Di Leo, ditta di autotrasporti di Alcamo, e poi andava a riprenderlo. Così aveva fatto l’ultima volta. Martedì avrebbe dovuto recuperare il rimorchio per poi andare a fare un altro carico. Per questo aveva trascorso la notte di lunedì a Livorno.

Ore 7, Vito chiama a casa. Il camionista telefona alla famiglia e parla con il figlio. A lui dice che sta andando a riprendere il rimorchio per poi ripartire per un lavoro.

Ore 7.15, arriva nel piazzale. Guastella giunge nel piazzale gestito da Di Leo in via nell’Arnaccio 61. Apre il cancello e fa retromarcia con la motrice bianca del suo mezzo, sistemandolo davanti al rimorchio. Poi scende e si toglie le scarpe (ritrovate poi nella cabina deò tir) e indossa un paio di zoccoli blu tipo quelli da infermiere.

L’aggressione. In quei minuti viene avvicinato dal branco di cani, che molto probabilmente lo circondano per poi attaccarlo. In quel momento lui sta agganciando il rimorchio. Ma perché Guastella non è risalito a bordo del mezzo per proteggersi? È l’interrogativo che si pongono in tanti. Nessuno sa il motivo, il cinquantenne infatti era solo. Tuttavia è possibile che i cani si siano frapposti fra il suo corpo e l’ingresso del tir. I cani lo aggrediscono con ferocia, lui si difende disperatamente. Cerca di scappare e si allontana per circa 20 metri. Ma gli animali lo braccano e alla fine non c’è niente da fare.

Ore 7.30, lo chiama la moglie. Lo cerca per un saluto, nella precedente telefonata la donna non è riuscita a parlarci. Tuttavia, il cellulare di Guastella squilla a vuoto: il camionista è già morto.

Ore 9, il ritrovamento. L’amico e collega Giuseppe Calandrino trova il corpo di Guastella quando arriva nel piazzale. Sente il motore acceso e vede una strana immagine da lontano. A terra c’è qualcosa e intorno ci sono 8-9 cani sdraiati. Non può immaginare che il branco, che ancora non ha lasciato il luogo dell’aggressione, circonda il corpo ormai privo di vita. Quell’immagine si staglia anche davanti agli occhi della donna romena di 52 anni, Rodica Trofin, che vive in una roulotte nel piazzale adiacente a quello della tragedia. I due danno subito l’allarme al 112 che poi allerta il 118. Ma il medico della Svs di Colle può solo constatare il decesso.

Ore 9.30, arrivano i soccorsi. Giungono le pattuglie dei carabinieri di Stagno e Colle, e poi i rinforzi del Nucleo operativo radiomobile di e del Nucleo investigativo da Livorno per i rilievi. Poi accorrono anche i vigili urbani di Livorno e Colle.

11.30, sopralluogo del pm. Gianfranco Petralia, pubblico ministero, effettua un sopralluogo insieme al medico legale Damiano Marra.

Ore 13.30, l’Asl porta via 7 cani. Gli animali vengono sedati e poi accalappiati con uno speciale collare rigido. Si trovano a Crespina dove hanno trascorso la notte e dove resteranno altri 9 giorni.

Ore 14.30, Svs rimuove la salma. Il corpo di Guastella viene portato dal servizio funebre della Svs al cimitero dei Lupi, dove si trova tuttora e dove ieri la famiglia e in particolare la moglie, Vinceza Salato, ha effettuato il riconoscimento.

Il camionista era vivo. Difficile ipotizzare cosa sia successo esattamente, ma da una prima analisi del corpo, secondo gli esperti si potrebbe dedurre che Guastella sia stato aggredito dai cani mentre era vivo e che quindi non sia svenuto per un malore. Lo fanno pensare la postura del corpo del cinquantenne, che ha cercato di scappare, e anche la presenza del sangue vivo che indicherebbe un’attività sanguigna in corso.

Il pellegrinaggio degli amici. Ieri nel piazzale gestito dalla Di Leo sull’Arnaccio c’è stato un continuo andirivieni di parenti e amici della vittima. L’area non è sotto sequestro, ma c’è un’atmosfera surreale. Nessuno osa entrarvi se non i carabinieri che stanno effettuando i rilievi fotografici e i filmati. Gli amici non hanno parole per descrivere il dolore che stanno vivendo. Tutti si sono stretti intorno alla moglie Vincenza, che è disperata. Anche lei ieri nel primo pomeriggio ha voluto recarsi sull’Arnaccio per rendersi conto di persona della situazione. La donna ha appena alzato la testa dall’auto: uno sguardo al camion, poi ha abbassato di nuovo gli occhi, gonfi di lacrime.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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