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Camionista sbranato da cani. Indagato titolare del piazzale dell’orrore
La difesa della ditta: ma noi avevamo segnalato da tempo la presenza di quei cani. L’Asl e il Comune: non ci risulta
LIVORNO
I cani assassini «passavano la maggior parte del tempo in quel terreno lungo l’Arnaccio» e di fatto erano le guardie del piazzale: abbaiavano agli estranei e, come ripetono gli stessi colleghi della vittima, «si mettevano da una parte solo quando una persona che conoscevano gli diceva di farlo».
Sono queste le motivazioni che ieri mattina hanno portato il pubblico ministero Gianfranco Petralia ad iscrivere nel registro degli indagati Giuseppe Daniele Di Leo, amministratore dell’omonima ditta di trasporti che gestisce il parcheggio tra Livorno e Pisa all’interno del quale, all’alba di martedì, è stato sbranato Vito Guastella, l’autotrasportatore siciliano di 50 anni, padre di due figli, trovato cadavere qualche ora più tardi da un collega.
È questo il primo atto ufficiale della Procura di Livorno che sta indagando per ricostruire dinamica e responsabilità della tragedia. Ed è arrivato dopo che il pm ha ascoltato per due ore lo stesso amministratore della Di Leo trasporti. Nessun provvedimento, almeno per il momento, per Rodica Trofin, la romena di 52 anni che vive in una roulotte nel piazzale adiacente a quello degli orrori e che da anni dava da mangiare al branco di cani.
Ma la ditta siciliana, che da anni si occupa di autotrasporti, non ci sta. «Abbiamo informato diverse volte l’Asl e e il Comune della presenza di quei cani - dice Vincenzo Di Leo, padre del titolare, che da sempre lavora nella ditta di famiglia - Abbiamo chiesto loro di prendere i cani e portarli via, in un posto più idoneo. Lo abbiamo anche messo per iscritto, c’è un documento che abbiamo compilato ormai da tempo». L’imprenditore, che lavora a Livorno da 5-6 anni, spiega di aver segnalato il problema dei cani anche ai vigili: «Lo abbiamo fatto presente anche alla polizia municipale, ogni volta che gli agenti si sono presentati nella zona per un sopralluogo».
Di Leo precisa che non si tratta di cani da guardia: «Questi animali vanno e vengono, si muovono nei piazzali, poi vanno via, poi si ripresentano. Il punto è che nessuno se ne interessa finché non succede qualcosa di grave, come è successo purtroppo ora. Se li nutriamo? Uno gli può dare da mangiare per non farsi mangiare...». Lo confermano anche i camionisti dipendenti della ditta: «I cani non fanno la guardia all’area. Qui non hanno mai rubato, nessuno s’è mai avvicinato indipendentemente dalla presenza degli animali». Di Leo racconta che all’inizio, cinque anni fa, c’era solo una cagna. «Poi questa ha cominciato a fare cuccioli - dice l’imprenditore - e il gruppo è cresciuto».
Ma Asl e Comune negano di aver ricevuto le segnalazioni in merito alla presenza dei cani. E ai carabinieri di Colle non risultano aggressioni da parte di quegli animali.
Intanto nel piazzale dei Tir l’autoarticolato di Guastella è un mostro bianco che ricorda ogni istante a chi ci lavora l’orrore andato in scena martedì mattina. E ieri, intorno alle 16, a piangere Vito sull’Arnaccio c’erano anche i suoi familiari e gli amici, giunti dalla Sicilia, tutti stretti intorno alla moglie Vincenza Salato. La donna, sconvolta, ha voluto vedere con i suoi occhi il posto in cui un branco di nove cani ha ucciso suo marito. Prima era stata alla camera mortuaria per il difficile momento del riconoscimento della salma. «Non riusciamo a capire, non riusciamo a spiegarci questa situazione assurda - dice Antonio Salato, cognato della vittima - Vogliamo capire di chi fossero quei cani. Come faceva Vito a far fronte a un branco di 8? I suoi colleghi dicono che non era la prima volta che quegli animali erano aggressivi. E allora, perché nessuno se n’è occupato?». Un interrogativo che per ora resta senza risposta.
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