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«Gli animali non erano mai stati aggressivi»

«Gli animali non erano mai stati aggressivi»

La romena senza tetto: non sono cattivi. I lavoratori: «Sono qui da sempre, non fanno la guardia»

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COLLESALVETTI

«Quegli animali non erano mai stati aggressivi. Basta dar loro da mangiare. Io li conosco da anni, non hanno mai dato segni di pericolosità. E l’Asl e il Comune sapevano della loro presenza, li avevamo segnalati».

Rodica Trofin, romena di 52 anni, da sei anni vive in una roulotte nel piazzale di proprietà della Di Leo che si trova accanto a quello dove il camionista Vito Guastella è stato sbranato dal branco. Da circa cinque anni la donna segue le vicende dei cani. All’inizio ce n’era solo uno, poi s’è creato un gruppo perché la cagna a cominciato a partorire cuccioli. Alcuni di loro sono stati dati in affidamento a famiglie o regalati dalla stessa romena e da altri amalisti. Altri invece sono rimasti là in zona, allettati anche dal fatto che la donna e i camionisti hanno sempre dato loro da mangiare. Del resto, a quanto pare, era l’unico modo per tenerli buoni.

Lo sostengono anche i lavoratori del piazzale di Di Leo. «I cani bazzicano questa zona perché c’è chi li nutre - dice un ragazzo - e noi stessi a volte diamo loro dei pezzi di pane o qualche avanzo di cibo. Ma non sono cani da guardia, noi li abbiamo trovati qua e non sono di nessuno».

Ma come si sono comportati questi cani con i camionisti negli anni? C’è chi dice che ci siano già state delle aggressioni nel passato. «Sono voci, io non ho assistito a casi del genere - dice un autotrasportatore che lavora lì da anni - però posso dire che spesso abbaiavano con aria minacciosa e circondavano i camion dei colleghi tanto che, per toglierseli di torno, bisognava dar loro qualcosa da mangiare. Una cosa è certa: con chi li conosceva erano più docili».

Ma Guastella era in confidenza con quegli animali?

In base alle testimonianze raccolte, emerge che il camionista morto conosceva i cani nel senso che li aveva già visti più volte. Ma non è corretto dire che fosse in confidenza con loro. Gli amici sostengono che Vito non aveva paura dei cani, ma forse l’altra mattina nel cercare di allontanarli potrebbe aver scatenato nel branco un atteggiamento di predazione, come dicono gli esperti del settore.

Lara Loreti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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