Il Tirreno

Livorno

«Erano cani da guardia» Indagato il capo della ditta

di Federico Lazzotti
«Erano cani da guardia» Indagato il capo della ditta

Sentito in Procura Daniele Giuseppe di Leo: è accusato di omicidio colposo Nessuna contestazione verso la donna che governava il branco assassino

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LIVORNO

Giuseppe Daniele di Leo, titolare dell’omonima ditta di trasporti e affittuario del terreno nel quale è andato in scena l’uccisione compiuta dai cani assassini, sale le scale che lo portano in Procura poco prima di mezzogiorno. Indossa un abito grigio ed è accompagnato da due carabinieri e dal suo legale quando varca la porta al secondo piano del Tribunale. Uscirà dall’ufficio del pubblico ministero Gianfranco Petralia due ore più tardi e lo farà da solo. Pochi minuti dopo il suo nome viene iscritto nel registro degli indagati, l’accusa è di omicidio colposo.

È in questo momento che l’indagine sulla morte di Vito Guastella, l’autotrasportatore di 50 anni originario di Alcamo nel trapanese trovato sbranato martedì mattina intorno alle 7,30 in un piazzale lungo l’Arnaccio, inizia a schiarirsi dopo ventiquattrore di polvere e ricerche.

Di chi sono quei cani? È questa la domanda alla quale gli inquirenti stanno cercando di rispondere. La risposta che emerge dal primo atto ufficiale delle Procura è che il branco di nove cani, sette sono stati catturati, vivesse per la maggior parte del tempo all’interno del piazzale e dunque, nonostante gli animali non fossero stati dotati di microchip e registrati all’anagrafe canina, erano sotto la responsabilità di chi quel terreno lo gestiva. Un’interpretazione che trova conferme anche in termini di legge: «I cani – spiegano dall’Asl – sono di proprietà della persona dove dimorano abitualmente». La di Leo trasporti, dunque e il suo amministratore.

Almeno per adesso, invece, non sono stati presi provvedimenti nei confronti di Rodica Trofin, la donna di origini romene, che vive con il marito in una roulotte vicina al piazzale e che da almeno cinque anni – come ha raccontato lei stessa – «governa ogni giorno quel branco di cani». Ma l’indagine – chiarisce il procuratore capo Francesco De Leo – dovrà accertare altri aspetti di quello che è avvenuto.

A rafforzare l’ipotesi che quegli animali stazionassero nel piazzale con una certa frequenza, ci sono diverse testimonianze. Tra queste, quella di Giuseppe Calandrino, il collega che ha scoperto il cadavere dell’autotrasportatore e che ha dato l’allarme. «Stanno spesso qui – ha detto l’operaio riferendosi ai cani – non sono aggressivi con le persone che non conoscono. Ma quando arrivano estranei iniziano ad abbaiare, ma se ci siamo noi si mettono da una parte».

All’alba di martedì mattina quando Vito Guastella è sceso dal camion, indossando un paio di zoccoli, i cani non si sono fermati, nemmeno quando il cinquantenne ha cercato invano di fuggire verso la recinzione del piazzale.

Secondo la ricostruzione della Procura, infatti, l’uomo sarebbe stato assalito alle spalle, mentre si apprestava ad attaccare il rimorchio alla motrice del camion. Dai rilievi effettuati dalla scientifica, infatti, il camionista avrebbe percorso una ventina di metri, durante i quali i cani hanno continuato ad attaccarlo e a morderlo fino a quando non è caduto a terra. Il tentativo di fuga sarebbe confermato dai brandelli di vestiti e altri resti trovati durante il sopralluogo. Ora per quella morte c’è un indagato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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