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E Colle dice sì al villaggio dei randagi

E Colle dice sì al villaggio dei randagi

L’ok del consiglio comunale il giorno prima della tragedia, ora inizia la caccia al terreno per farlo

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COLLESALVETTI

Ci sono voluti 15 anni di dibattiti, prima che il Comune di Collesalvetti desse il via libera al villaggio dei randagi, una struttura polifunzionale – è questo il progetto – che dovrebbe avere al suo interno canile, cimitero a quattro zampe, clinica e addestramento. Ironia della sorte, il via libera è arrivato lunedì mattina, a meno di 24 ore dall’assalto mortale da parte di un branco di randagi che è costata la vita a Vito Guastella, l’autotrasportatore di 50 anni, trovato morto da un collega all’alba di martedì dopo essere stato attaccato dal branco .

Il progetto lo spiega direttamente il promotore della mozione, il consigliere comunale della Lega Nord Paolo Simoni. «La piaga del randagismo – puntualizza anche nel documento – assume in molte parti d'Italia aspetti preoccupanti per la salute pubblica e la pubblica incolumità. A Collesalvetti, ad esempio, ogni anno la gestione dei cani randagi raccolti sul territorio comunale risulta essere assai onerosa per le casse dell'Amministrazione che arriva a spendere cinquantamila euro».

Le spese passano da gestioni attualmente di tipo convenzionale fuori dal territorio dello stesso Comune. «Queste risorse – va avanti il consigliere – potrebbero anche se in parte,essere destinate ad altri settori sociali che necessitano di attenzioni particolari».

La mozione si prefigge di alleviare le problematiche legate al randagismo, creando come effetto indotto nuovi posti di lavoro, risolvendo alcune richieste importanti degli addetti al settore, sia sotto l'aspetto dei servizi e del sociale.

«L'importanza degli animali d'affezione – prosegue Simoni – la loro cura nonché l'educazione e salute, sta assumendo sempre di piu'carattere di massa e riveste sempre maggiore rilevanza sociale».

Ecco perché «la giunta di Collesalvetti – scrivono al termine della seduta – andrà alla ricerca di una soluzione strutturale al ricovero dei cani randagi, mediante l'individuazione preliminare di un'area idonea per la gestione dei cani in affido, eventualmente non limitata alla funzione di canile,ma rivolta anche potenzialmente a tutte quelle attività connesse alle necessita' degli animali d'affezione». I tempi di realizzazione, almeno per ora, sono ancora un punto interrogativo.

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