Sicurezza
Cassintegrata Magna perde la casa
Sfrattate un’operaia e la figlia di dieci anni: «Per trenta metri servono 550 euro, non ce la facciamo più»
LIVORNO
Una storia come tante: il lavoro in fabbrica che oggi c’è e domani non c’è più: le bollette, l’affitto, i libri per la scuola da pagare, l’assegno di cassintegrazione che non basta. Una madre di 43 anni e la sua bambina di 10 sono state sfrattate ieri dalla piccola abitazione dove vivevano in via del Littorale, ad Antignano.
Inutili i tentativi di mediazione dei rappresentati dell'Unione Inquilini che hanno presidiato l'appartamento per tutta la mattinata.
Silvia Laucci è un'operaia metalmeccanica impiegata alla Magna, ma in cassa integrazione da oltre un anno. «Mia figlia e io viviamo qui dal 2007 – racconta la donna – da quasi dodici mesi non riesco più a pagare l'affitto, ho una bambina da crescere e il suo benessere per me, è ovvio, viene prima di tutto».
Silvia percerpisce mille euro mensili dalla cassa integrazione, ma 550 se ne vanno per il canone d'affitto di un'abitazione che non supera i 30metri quadrati.
«Se da mille euro si tolgono 550euro dell'affitto e 200euro del prestito – continua – ditemi cosa mi resta per far mangiare la piccola?».
Già a ottobre la donna aveva ricevuto il primo avviso dell'ufficiale giudiziario, ottenendo una proroga fino a dicembre e poi un ulteriore rinvio fino a ieri.
L'assistente sociale a cui si era rivolta, stando a quanto riferito ieri mattina, l'aveva rassicurata: «Mi avevano garantito che io e la mia bambina non saremmo finite in mezzo a una strada». Ma alla fine gli ufficiali giudiziari e i due carabinieri hanno notificato alla signora il provvedimento.
Un fabbro ha provveduto a sostituire la serratura del portone e nei prossimi giorni Silvia dovrà portare via da quel minuscolo appartamento tutti i suoi affetti personali, i giochi e i libri della sua bambina che tanto ama leggere.
Non ha familiari o parenti che la possano ospitare anche solo temporaneamente. La situazione è difficilissima.
La donna non ha diritto a un alloggio popolare. «Le mie disgrazie non sono abbastanza – ironizza amaramente Silvia – ho solo sei punti nella graduatoria, ci vorranno anni prima di ottenere la casa».
«Adesso – interviene Paolo Gangemi, dell'Unione Inquilini - sarà l'amministrazione ad occuparsi del caso, i responsabili dell'ufficio casa si sono impegnati a tutelare la bambina. Madre e figlia potrebbero, verosimilmente, essere sistemate in una casa famiglia».
L'emergenza sfratti per morosità incolpevole non sembra placarsi: «Dall'inizio dell'anno sono stati notificati almeno cinque sfratti – conclude Gangemi – e altri 70 sono in programma tra marzo e aprile. Senza contare una decina di casi rinviati».
L'Unione Inquilini si sta mobilitando affinché l'amministrazione comunale riesca ad accedere ai fondi del bando regionale, sbloccando preziose risorse per arginare l'emergenza abitativa e risarcire i proprietari degli appartamenti in caso di morosità incolpevole.
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