Gioco
Se la bestia frantuma le regole
prendono il cibo che viene loro porto: non più mostri ma semplicemente di nuovo cani, come quelli che teniamo nelle nostre case, che portiamo al guinzaglio, che ci fanno compagnia e ci proteggono,...
Tutto l’orrore del mondo sta in quel corpo mutilato e in quelle sequenze terrificanti che nessuno ha visto e alle quali l’immaginazione si rifiuta di dar forma, suoni e colori. Tragedia inconcepibile quanto insidiosamente sepolta nei meandri delle nostre Grandi Paure. La bestia che improvvisamente spunta fuori e ti divora, il male che ti inghiotte, la natura che torna feroce. Non parlano e non spiegano i musi e gli sguardi dei cani “assassini”, così normali e persino belli mentre si aggirano sul piazzale maledetto, prendono il cibo che viene loro porto: non più mostri ma semplicemente di nuovo cani, come quelli che teniamo nelle nostre case, che portiamo al guinzaglio, che ci fanno compagnia e ci proteggono, dei quali ci fidiamo e che accarezziamo. Eppure sono loro che pochissime ore prima, in branco, hanno ucciso un uomo dilaniandolo e sono loro che nella loro innocenza colpevole scatenano lo sconcerto, l'incredulità, il sussulto alla bocca dello stomaco, il risveglio di memorie letterarie e incubi arcaici. Sono scuri, marroni ma anche neri come i cani neri che lo scrittore inglese Ian McEwan incontra davvero in un bosco francese, grandi e minacciosi, lontani da ogni forma di civiltà: sono lo spunto per una profonda riflessione sul male assoluto e sulla possibilità di aggirarlo e o di lasciarsene assalire, poi il titolo di uno dei suoi romanzi più famosi. Sono magri come la lupa che Dante incontra all'ingresso dell'Inferno. Sono stati spietati come gli animali protagonisti di film, romanzi e novelle che proprio al terrore dell'assalto incontrollabile da parte dei più diversi esponenti della fauna terrestre si sono ispirati. E la mitezza del “dopo” non fa che e aumentare lo spaesamento. È infatti difficile accettare che la nostra presunzione di poter controllare e addomesticare tutto, anche la natura, si frantumi così, in un piazzale tra i capannoni, tra urla rimaste inascoltate.
Difficile accettare che quei meticci che fiutano le tracce di sangue e cercano di sfuggire al veterinario che li catturerà per i necessari controlli non siano mostri ma animali che sono sfuggiti a regole che non hanno mai conosciuto, regole del microchip e dell'anagrafe canina, dei vaccini regolari e del guinzaglio. Regole degli uomini moderni che vogliono credersi onnipotenti, fino a quando una morte atroce e un'alba spaventosa non spazzano via tutto, e sembra di tornare nell'abisso delle origini.
Cristiana Grasso
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