Proteste
La scatola nera? Hard disk e computer
Costa Concordia: ecco cosa sono e a cosa servono gli apparecchi che gli esperti devono analizzare per ricostruire il disastro
GROSSETO
Ma com’è fatta la scatola nera della nave Costa Concordia? Cosa devono analizzare gli esperti che saranno incaricati nell’incidente probatorio di sabato prossimo?
La scatola nera altro non sono che alcuni computer, recuperati in due momenti distinti dal personale della guardia costiera e dei carabinieri sulla nave affondata davanti all’imboccatura di Giglio Porto. Si tratta di apparecchiature che sono state messe sotto sequestro e che sono conservate al sicuro (come del resto erano state prelevate in regime di sicurezza) in Procura.
La prima parte era stata trovata sabato 14 gennaio (l’urto con gli scogli è delle 21,45 del 13) dal quinto nucleo sommozzatori della guardia costiera di Genova. Erano le 15,40 e in quelle ora si stava formalizzando il fermo del comandante Francesco Schettino. L’apparecchiature sequestrata in quella circostanza era la capsula color arancione del Vdr 6260-Vojage data recorder Sn Vdr 300-14062-03-0022, con relativo basamento. Si tratta di un apparecchio prodotti dalla Sam Electronic di Amburgo: l’apertura può avvenire, come aveva raccomandato il comandante della capitaneria di Porto S.Stefano, Giorgia Capozzella, solo alla presenza di tecnici della ditta, che dunque dovranno essere presenti nel corso delle operazioni peritali.
La seconda Brigata mobile dei carabinieri di Livorno era invece intervenuta nel pomeriggio del 17 gennaio (un martedì, era il giorno dell’interrogatorio di Schettino) per recuperare dalla plancia di Costa Concordia, nella parte non sommersa, alcuni hard disk e altri apparati informatici ritenuti di interesse per la ricostruzione delle ore precedenti al disastro. Un personal computer Hp Compaq utilizzato per il calcolo dell’assetto e la stabilità della nave attraverso il software Napa (per operazioni navali); un personal computer Hp Compaq che i militari hanno ritenuto essere stato utilizzato come terminale di bordo per attività interne; un terzo personal computer Hp Compaq utilizzato come Vdr replay computer in uso principale; un case Computer Technology, utilizzato come Vdr replay computer n.1, verosimilmente usato per il backup del computer precedente; infine un hard disk esterno, quest’ultimo però apparentemente non usato recentemente.
Due giorni dopo, il procuratore capo Francesco Verusio aveva chiesto al giudice delle indagini preliminari Valeria Montesarchio l’incidente probatorio, per acquisire, leggere e analizzare i dati contenuti nelle memorie digitali del Vdr sequestrato.
Il 25 gennaio il gip ha nominato quattro periti: l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, comandante dell'Accademia navale militare di Livorno; il contrammiraglio Francesco Carpinteri, del comando generale delle Capitanerie di porto; il professor Enzo Dalle Mese, docente alla facoltà di Ingegneria informatica dell'Università di Pisa; il professor Mario Maestro, docente alla facoltà di Ingegneria navale dell'Università di Trieste.
La Procura venerdì scorso ne ha scelti tre: l’ammiraglio Salvatore Picone, comandante della Capitaneria di porto di Napoli; il capitano di vascello Salvatore Carannante, specialista del servizio di sicurezza della navigazione sempre a Napoli; e il professor Antonio Scamardella, che all’Università degli studi Pathenope insegna management delle aziende marittime e sinistri marittimi.
Si aggiungeranno poi gli esperti che i nove indagati vorranno nominare per seguire le operazioni peritali. Da verificare, come dichiarato subito dal primo ufficiale di coperta Giovanni Iaccarino, se il Vdr presentasse malfunzionamenti.
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