Italia
Infermiera a processo per l’eredità dell’ex agente
Imputato anche il marito, ieri prima udienza del procedimento bis La donna seguiva l’anziano al Pascoli e lui ha lasciato casa e pensione alla coppia
LIVORNO
«Un giorno, era la primavera 2006, eravamo andati a trovare lo zio al Pascoli e stavamo seduti nel giardino a parlare, quando arrivò quell’infermiera lui si alzò in piedi come se vivesse in una caserma e davanti a sé avesse un superiore. L’impressione che ebbi è che fosse stato sequestrato: era isolato dal resto degli ospiti e quando quella signora era in servizio lui viveva in simbiosi con lei».
Vincenzo Carbone, 46 anni, nipote di Ciro D’Alterio, ex agente della polizia scomparso nel 2008 a 92 anni dopo aver lasciato casa e conto corrente all’infermiera e a suo marito, è il primo testimone del processo bis nei confronti di Danilo Ghelli, 62 anni, e sua moglie Ilda Gallo, 57.
La coppia è accusata di circonvenzione di incapace: il 26 luglio 2006 si sarebbero fatti lasciare in eredità un maxi appartamento in via San Gaetano e un garage. Mentre in precedenza avrebbero «condotto l’anziano all’ufficio postale per aprire un conto corrente cointestato al marito dell’infermiera» e nel quale veniva accredita la pensione.
L’istruttoria, iniziata nel 2010, ieri è però dovuta ripartire da capo dopo la sostituzione del giudice: al posto di Sandra Lombardi il processo è stato affidato a Carlo Cardi. E adesso il reato rischia di cadere in prescrizione anche se i due imputati preferirebbero essere prosciolti con formula piena visto che si sono sempre dichiarati «innocenti».
A far scattare l’indagine dei carabinieri, nel maggio 2008, l’esposto da parte dei familiari che erano venuti a conoscenza del nuovo testamento sottoscritto davanti ad un notaio da parte dell’anziano parente.
Ma quello in favore dell’infermiera e del marito, non era l’unico che l’uomo aveva firmato negli ultimi anni. Secondo gli avvocati che difendono la coppia, infatti, sarebbero almeno due i documenti annullati con l’ultimo atto. «In un primo momento – spiegano i legali Fabrizio Moroni e Claudia Piva – l’ex agente aveva lasciato i suoi averi a un coppia, poi ha cambiato in favore dell’ex direttore di banca con il quale, con il passare degli anni, era anche diventato buon amico». Tanto che era quest’ultimo, prima del ricovero al Pascoli, ad occuparsi di lui.
Nel 2006 l’ultimo documento in favore della coppia. Poi l’esposto, l’indagine e adesso questo processo bis. Ieri oltre al nipote dell’uomo che si è anche costituito parte civile, sono stati ascoltati il direttore di banca, una collega dell’infermiera, l’amico dell’agente defunto e il medico dell’uomo. La prossima udienza è in programma il 5 giugno.
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