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Sos Novaol, dai sindacati appello ai partiti e al vescovo
LIVORNO Oggi i guai della Novaol arrivano in Regione: 34 lavoratori (16 operai e 18 impiegati) dello stabilimento livornese che produce biodiesel sono finiti in cassa integrazione ordinaria dal 6...
LIVORNO
Oggi i guai della Novaol arrivano in Regione: 34 lavoratori (16 operai e 18 impiegati) dello stabilimento livornese che produce biodiesel sono finiti in cassa integrazione ordinaria dal 6 febbraio scorso. Dovrebbe durare 13 settimane, secondo quanto riferiscono i sindacalisti della Rsu, che fanno appello alle forze politiche e al vescovo Simone Giusti perché «ci diamo una mano».
Eppure era nata come impianto-pilota questa fabbrica, ora in mano alla multinazionale francese Sofiproteol (tramite Diester) in tandem con un altro gruppo internazionale (Bunge).
Il timore più grosso è che la cassaintegrazione non sia che l’anticamera di guai peggiori: e sia chiaro – spiegano i sindacati – che non dipende né da mancanza di produttività né da responsabilità dei lavoratori. Ma semplicemente dalle scelte della proprietà e soprattutto dalla mancanza di una leggina che, così com’è accaduto nelle altre nazioni europee ad eccezione della Spagna, tuteli il biodiesel.
«Nel 2008 – sottolineano le rappresentanze sindacali di fabbrica – si registra il 28% di importazioni sul volume venduto, nel 2009 il 36% e nel 2010 il 51%. Con una previsione che per quest’anno schizza al 70% di importazioni». Il risultato? Anziché produrre biodiesel lo si importa: con un pesante impatto sull’industria italiana del settore, visto che il nostro Paese «si collochi ai primissimi posti in Europa capacità produttiva». Ora è quasi tutto fermo «a causa della concorrenza sleale dei paesi extra-europei».
A ciò, secondo le Rsu, si somma la politica aziendale Novaol che punta su Ravenna a scapito di Livorno: un remake di quanto già accaduto «in passato con l'azienda livornese Cereol determinandone la chiusura».
I sindacati denunciano che le difficoltà di Novaol «si stanno ripercuotendo anche su Toscopetrol e su Doc, dove è in atto un calo significativo di volumi di movimentazione, sia per quanto riguarda le materie prime che il prodotto finito».
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