Il Tirreno

Livorno

Protesta sotto casa di Cosimi, 22 indagati

di Lara Loreti
Protesta sotto casa di Cosimi, 22 indagati

La polizia segnala alla magistratura i partecipanti alla manifestazione contro gli sfratti andata in scena in via Roma

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LIVORNO. Ventidue persone indagate per la manifestazione sotto casa del sindaco Alessandro Cosimi, avvenuta giovedì sera, la scorsa settimana. I cittadini, segnalati all’autorità giudiziaria, sono stati individuati dalla polizia attraverso le fotografie e molti di loro sono anche stati riconosciuti dagli agenti come persone già note. Si tratta di gente che ha perso la casa in quanto sfrattata. Alcuni di loro fanno parte del gruppo che ha occupato l’ex caserma in via del Fante. «Un atto dovuto», è il commento del questore, Bruno D’Agostino.

Le ipotesi di reato ipotizzate dalla polizia sono manifestazione non autorizzata, minacce e violenza privata. A spingere gli investigatori a procede alla denuncia è stata proprio l’iniziativa dei manifestanti di recarsi sotto l’abitazione privata di Cosimi in via Roma, invece di protestare davanti al Comune, dove il sindaco esercita le sue funzioni pubbliche di primo cittadino. Un episodio che nei giorni scorsi ha suscitato lo sdegno del mondo politico: esponenti bipartisan, hanno espresso solidarietà a Cosimi. Tra loro c’è anche il presidente della provincia Giorgio Kutufà.

Quella sera erano le 21.30 quando un gruppo di quasi settanta persone è andato in via Roma con uno striscione sul problema della mancanza di alloggi. “Settanta sfrattati una soluzione: il marciapiede. Grazie Cosimi”.

Il sindaco non era in casa in quanto si trovava in trasferta per servizio, e quindi nell’appartamento c’erano solo i suoi familiari, che sono stati colti di sorpresa dall’iniziativa e soprattutto dalle modalità e dai toni. La polizia, che era sul posto, ha ricostruito che i manifestanti hanno affisso un lungo striscione con la scritta di protesta contro gli sfratti davanti al portone dell’abitazione del primo cittadino. Poi, usando un megafono, hanno detto al sindaco di scendere.

È in questo comportamento che, secondo gli inquirenti, si sarebbe profilata la minaccia. Lo spiega il questore Bruno D’Agostino: «Minaccia non vuol dire solo pronunciare frasi intimidatorie, ma è anche presentarsi sotto la casa privata di un sindaco e col megafono urlare: “Scendi che dobbiamo parlare”. Peraltro il fatto è successo di fronte a un’abitazione in cui, nel caso specifico, di sera la famiglia era riunita, e il sindaco non c’era. Non si può dimenticare che il primo cittadino trascorre tutta la giornata negli uffici pubblici e qualsiasi tipo di protesta può avvenire davanti al Comune. La cosa grave è proprio questa».

«Quante volte - si chiede il numero uno della questura - abbiamo chiuso un occhio di fronte a manifestazioni non autorizzate? Ma in questo caso il discorso è diverso: non è corretto dire che la manifestazione sia stata pacifica: qui si parla della vita personale del sindaco e per questo abbiamo ipotizzato anche il reato di violenza privata».

Le accuse rivolte ai 22 cittadini ora sono al vaglio della magistratura: spetterà al pubblico ministero dunque valutare se le ipotesi di reato contestate dalla polizia debbano essere confermate o non.

Un problema grave quello degli sfratti e delle case, che coinvolge un elevato numero di famiglie anche con bimbi piccoli. E purtroppo si tratta di una criticità in aumento.

La situazione in città è di forte disagio e di non facile soluzione.

Lo sottolinea anche il questore D’Agostino: «Non metto in dubbio che queste persone vivano un problema grande, ma il sistema per risolverlo non è certo quello di invadere la vita privata del sindaco. In tutti i posti normali queste cose non succedono. E noi non abbiamo certo intenzione di far finta di nulla».

Il questore non fa sconti a nessuno: «Che si abbassi il tono perché questo non è un tono normale. Il nostro - conclude - è stato un atto dovuto. Abbiamo fatto ciò che si doveva, ora l’autorità giudiziaria deciderà cosa fare. E non dimentichiamo che in una città il sindaco è l’espressione del voto della gente».

Anche se in forme meno “organizzate”, nel passato ci sono già state proteste avvenute sotto le abitazioni dei predecessori di Cosimi. Manifestazioni spontanee sono andate in scena sotto casa di Gianfranco Lamberti come pure, negli anni Ottanta, sotto l’abitazione dell’allora primo cittadino Alì Nannipieri in via Lorenzini.

«Le proteste - ribadisce il questore - si fanno davanti al palazzo civico».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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