Sicurezza
Rischio confisca per gli stabilimenti
L’allarme dei gestori dei bagni: «Lo Stato vuole acquisire la proprietà delle nostre strutture senza pagare indennizzi»
LIVORNO
I balneari livornesi che, soprattutto in questi ultimi anni, hanno in vestito per ammodernare o ampliare i loro stabilimenti, potrebbero vedersi confiscare le struttura della Stato senza nemmeno ricevere un indennizzo. A lanciare l’allarme è stata nei giorni scorsi la segreteria regionale di Confesercenti. «Le imprese del turismo balneare - si legge in una nota -parallelamente alla vertenza collegata all'applicazione della direttiva servizi (Bolkenstein), hanno un altro grande e forse più grave problema con cui si stanno confrontando. Ormai da molti mesi, l'Agenzia del Demanio, sta effettuando verifiche, allo scopo di rilevare se le strutture e le attrezzature esistenti negli stabilimenti balneari siano da considerarsi di "facile" oppure di "difficile" rimozione, ai sensi di quanto stabilito dal Codice della Navigazione. In base a queste verifiche, allo scadere delle concessioni (quindi sicuramente per tutti entro il 31 Dicembre 2015), le strutture rilevate come "di difficile" rimozione, saranno incamerate dallo Stato, cioè acquisite in proprietà, senza riconoscere alcun indennizzo a coloro che quelle strutture hanno realizzato».
E Livorno, come ha confermato l’assessore Valter Nebbiai, che ha anche la delega al Demanio, «quasi tutte le strutture realizzate negli stabilimenti - dalle cabine ai locali doccia e ai bar - sono di difficile rimozione». Quindi, alla prossima scadenza della concessione, i gestori rischiano seriamente di perdere la proprietà dei manufatti e, soprattutto, di non riuscire a recuperare l’investimento fatto. «L'Agenzia - prosegue la Confesercenti -procede in questo lavoro utilizzando criteri che non tengono conto delle numerose norme che sull'argomento sono state emanate nel corso del tempo, ed in base alle quali i concessionari hanno realizzato i manufatti; ma applicando molto rigidamente una propria circolare interna».
La materia in questione è però piuttosto complessa e controversa, basti pensare che la normativa di riferimento è stata predisposta nel 1942, quando - sottolinea Confesercenti - «le problematiche di gestione della costa erano assai diverse dalle attuali e la priorità non era rappresentata dall'uso ricreativo-turistico, bensì dalla difesa militare». C’è però da dire che di recente il Consiglio superiore dei lavori pubblici ha assunto un’ importante posizione al riguardo, riconoscendo che le tecniche costruttive moderne non pongono più i vincoli di una volta: quindi non avrebbe più senso classificare le strutture dividendole nelle due categorie previste dal Codice della navigazione ma sarebbe opportuna una profonda revisione della normativa di settore.
E quanto auspica la Confesercenti. Che poi mette in guardia il rischio derivante dai possibili contenzioni tra Stato e gestori. «L'azione dell'Agenzia del Demanio, se portata alle estreme conseguenze - spiega l’associazione - produrrà l'adozione di provvedimenti di incameramento, i quali saranno impugnati dai rispettivi concessionari, attivando un contenzioso di dimensioni considerevoli e determinando il rischio del blocco delle attività per un periodo assai prolungato. I danni che ne seguirebbero all'economia turistica costiera sono facilmente immaginabili». I dirigenti delle Assobalneari, Fiba e Oasi della Toscana, hanno quindi richiesto l'intervento del presidente regionale Enrico Rossi, «sollecitando l'adozione urgente di specifiche norme urbanistiche regionali, attraverso le quali porre rimedio alla situazione. Le associazioni hanno inoltre richiesto al presidente Rossi di farsi promotore nei confronti del presidente della Conferenza Stato-Regioni, degli enti locali della costa e dell'Agenzia del Demanio, «di tutte le azioni utili ad evitare questo contenzioso).
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