Gioco
Scuole cattoliche in crisi: «Con l’Imu chiudiamo tutti»
Santo Spirito, Sacro Cuore e Maria Ausiliatrice lanciano l’sos: non ce la facciamo. A rischio ci sono anche i 150 posti di lavoro di insegnanti e personale laico
LIVORNO
Da settembre il grande cancello grigio di corso Mazzini potrebbe non aprirsi più sull’enorme parco del Santo Spirito per i quasi 350 alunni che quest’anno sono iscritti all’asilo, alle elementari, alle medie. Così come il portone di via Don Bosco per i 320 bambini dell’istituto Maria Ausiliatrice. O quello di via Cecconi per i 325 che frequentano il Sacro Cuore. «Ma il rischio è comune a tutti e vale anche per le altre scuole cattoliche della città», sottolinea suor Liana, direttrice dell’istituto gestito dalle suore domenicane. E tira la lista: «Santa Teresa, Immacolata, Maddalena. Ci siamo parlati, consultati, siamo nelle stesse condizioni e stiamo pensando a come muoverci».
150 posti a rischio. Il giorno dopo la presentazione al Senato dell’emendamento del governo per l’imposta Imu sui beni immobili della chiesa, nelle scuole cattoliche cittadine è un giorno di paura. «Rischiamo la chiusura», dicono in coro le direttrici dei tre principali istituti livornesi. E chiusura significa la fine di una tradizione ultrasecolare ma non solo: perché in ballo ci sono anche 150 posti di lavoro, quelli delle insegnanti laiche che ormai operano in tutte le scuole cattoliche, quelli del personale addetto alle pulizie, quelli degli addetti alle mense ormai quasi ovunque esternalizzate.
Rette da sopravvivenza. «Se davvero imponessero queste tasse sulle nostre scuole, chiuderemmo», aveva detto venerdì sera don Alberto Zanini, segretario nazionale delle 140 scuole salesiane sparse nel Paese. «Sopravvivere ci sarebbe impossibile, perché noi con le sole rette non ce la facciamo: sono basse, 3300 euro all’anno per medie e superiori. Ma con quei soldi riusciamo a pagare solo professori, personale, riscaldamento». E ieri è arrivata la conferma di chi i conti dei vari istituti livornesi ce li ha sotto’occhio tutti i giorni. «Le cifre di cui ha parlato don Zanini sono alte rispetto a quelle che poi pratichiamo in realtà. Perché in ogni città, in ogni zona ci adattiamo alle situazioni locali - spiega suor Mariani, direttrice di Maria Ausiliatrice -. Se le famiglie hanno difficoltà, noi andiamo incontro alle loro esigenze e riduciamo il loro contributo al minimo. Ora ci poniamo una domanda: come faremo ad affrontare queste spese?».
Suor Mariani fa due conti a voce alta: «Abbiamo 120 alunni alla scuola dell’infanzia, 130 alle elementari e 77 alle medie. E abbiamo solo tre insegnanti suore, tra cui la preside, che non riscuotono stipendio. Ma abbiamo anche 20 insegnanti laiche che paghiamo secondo il contratto nazionale Agidae (l’associazione gestori istituti dipendenti dall’autorità ecclesiastica, ndr) e altri 5 lavoratori. Vi dico la verità: arriviamo con molta difficoltà in pari. E talvolta siamo costretti a chiedere la collaborazione alle realtà ispettoriali interregionali della nostra congregazione. Senza considerare quando ci sono eventi straordinari: prendete l’ultima nevicata. Sono bastate le spese che abbiamo sostenuto per sistemare gli alberi che rischiavano di cadere e mettere in sicurezza il giardino a mettere in crisi il nostro bilancio già molto in difficoltà».
80mila euro di imposte. Il Comune ha calcolato che con la nuova imposta dovrebbero arrivare nelle casse dell’amminstrazione circa 80mila euro l’anno. Generalizzando si tratta di una decina di migliaia di euro ad istituto. Ma basterebbe per dare un colpo letale alle scuole cattoliche. «Al Santo Spirito abbiamo i conti all’osso. Usiamo le suore che non sono impegnate nell’insegnameno in tutte le funzioni possibili, da portinaie ad assistenti nelle varie attività degli alunni. E il contributo dei genitori, che è il più basso che potremmo chiedere, non basta per tenere i conti in pari - dice suor Fiorella, la direttrice della scuola di corso Mazzini -. Ci tengo ad usare la parola contributo e non retta. E d’altra parte non potrebbe essere che così, visto che siamo nati come un istituto per la popolazione, per il ceto basso, per i poveri».
«Quella tassa è ingiusta». Suor Fiorella ha in mano un foglio. Le è arrivato venerdì sera da Roma, dalla conferenza degli ispettori salesiani d'Italia. Quelli che per primi, a livello nazionale, hanno fatto suonare le campane dell’allarme. «L'applicazione dell'Ici-Imu alle scuole paritarie non sarebbe giusta né equa - spiega -. Perché contrasta con la legge 62/2000 che dice che il sistema nazionale di istruzione è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private che hanno i medesimi doveri e diritti delle scuole statali, poiché svolgono un servizio pubblico. E poi vorrei ricordare che si pone in contrasto con la Costituzione ogni decisione legislativa che, anziché favorire, abbia l'effetto di rendere ancora più difficile l'attuazione di attività educative che vengono svolte dal privato sociale, nell'interesse generale della collettività e non per fini di lucro, e sono espressione del principio di sussidiarietà».
Tutti nei guai. Se qualcuno pensa che anche tra quelli cattolici esistano istituti di serie A e altri di serie B, si sbaglia. Anche il Sacro Cuore, un tempo considerato scuola della Livorno bene, condivide gli stessi problemi e le stesse angosce dei salesiani. «Il ritornello che siamo la scuola scelta dai genitori ricchi non è più vero da almeno 20 anni - dice suor Liana, gestore dell’istituto di via Cecconi -. Adesso di quella storia ci portiamo dietro solo la fama. Qua in realtà abbiamo tanti bambini con la retta scontata o gratuita. E gli equilibri dei nostri conti sono già ora molto precari, tra buche pregressi da coprire e costi di gestione. Abbiamo quasi 40 insegnanti esterni e se arrivasse l’Ici proprio non ce la faremmo. E come noi molti altri istituti cittadini rischieranno la chiusura».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google