La protesta
Sott’acqua, in lacrime tra i cadaveri
L’angoscia dei sub al Giglio. E davanti alla nave-tomba la madre di Dayana getta fiori in mare perl’addio alla sua piccola
ISOLA DELGIGLIO. Il consumo di ossigeno nelle bombole dei sommozzatori è aumentato per un minuto del 47%. Una percentuale altissima, per uomini che si sono preparati a scendere negli abissi come palombari. I vigili del fuoco, però, sono anche padri. E quando, due giorni fa, sono scesi nel ventre di quella nave appoggiata su un fianco a Punta Gabbianara hanno riconosciuto, nel buio squarciato dalle loro lampade, il corpo della piccola Dayana. Il corpicino di una bambina di cinque anni, aggrappato stretto a un adulto. Un’emozione dolorosa che per un minuto li ha fatti respirare più forte, ha fatto loro consumare più ossigeno.
Davanti ai loro occhi, c’era la salma di una bambina che ha tenuto per oltre un mese con il fiato sospeso tutta Italia. Altre tre persone sono state recuperate due giorni fa, altre quattro sono state invece tirate fuori dalla Concordia ieri. Sempre con lo stesso metodo, quello dei palombari che scandagliano l’abisso. Le mute sono cambiate, ora ci si immerge in quei tunnel silenziosi e saturi di materiali con le tute stagne. E anche quello che respirano i vigili del fuoco è una miscela di gas e dolore.
L’emozione non esce da quegli scafandri, se non una volta arrivati a terra in quel via vai di morte dal ventre dalla nave all’elicottero pronto a partire per l’obitorio dell’ospedale di Grosseto, dove i corpi recuperati, otto in due giorni, devono ancora essere identificati. Serviranno le autopsie e l’esame del dna per dare un nome e restituire un volto a quei corpi trasformati dall’acqua e dal gelo.
Ieri il mare ha restituito altri quattro corpi. Impossibile stabilire se si tratti di uomini o donne, nessuno può risalire, a partire da qualche dettaglio, alla loro identità. Con gli otto corpi recuperati tra mercoledì e giovedì, il bilancio sale a 25 vittime.
Gli ultimi quattro cadaveri recuperati ieri erano nel ponte 4, in quella parte di nave dove i soccorritori sapevano di dover cercare le persone che ancora oggi mancano all’appello. Erano lì, erano scesi in quel salone la notte del 13 gennaio, quando l’allarme è suonato e da lì sarebbero poi dovuti arrivare alle scialuppe di salvataggio e raggiungere la terra. Sono rimasti lì, intrappolati nell’acqua e nella disperazione. A terra ci sono tornati, gli ultimi quattro, soltanto ieri pomeriggio. Poi si sono alzati in volo, nell’ultimo viaggio del dolore verso l’obitorio del Misericordia, dove ieri mattina, in tanti aspettavano anche l’arrivo di Susy Albertini, la mamma di Dayana.
«Voglio stare l’ultima volta accanto alla mia bambina», aveva detto al suo avvocato. Mercoledì pomeriggio è salita in auto ed è corsa a Grosseto. Ma il corpo della sua piccina non l’ha visto. Ieri mattina è salita su un traghetto per l’isola del Giglio, insieme allo psicologo Stefano Milano dell’Asl 9 di Grosseto. È stato lui a coordinare il servizio di sostegno per i naufraghi dell Concordia prima e per i familiari dei dispersi che sono stati tirati fuori dall’acqua uno ad uno e portati a Grosseto chiusi in quei grandi sacchi neri. Di fronte ai sub, che ogni giorno sono impegnati a restituire i corpi alle famiglie delle vittime, ieri si è aggiunto anche lo sguardo di quella mamma che nel naufragio della Costa ha perso tutto. «Questo posto non poteva essere la tomba della mia bambina, grazie per avermela ritrovata, grazie a tutti». La mamma di Dayana ha detto soltanto questo, quando è salita sulla motovedetta dei vigili del fuoco per arrivare davanti al luogo in cui due giorni fa è stata ritrovata la sua bambina. Ha teso il braccio e ha gettato un mazzo di fiori.
L’ultimo saluto alla sua piccina, prima di salire su una barca privata e attraversare di nuovo quel mare di dolore che l’ha separata per sempre da Dayana.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
