Gioco
Salviano 2, il grido di 400 famiglie
Guai con le coop, le ditte lasciano il cantiere: il comitato chiede aiuto al Comune e risponde Lamberti
LIVORNO
A dicembre le imprese incaricate di completare le opere di urbanizzazione (strade, ponti, casse di espansione) hanno portato via uomini e mezzi: torneranno in cantiere solo quando saranno assicurati i pagamenti. Nel frattempo lievitano i tassi di interesse dei prefinanziamenti e, per molti, luce e acqua restano di cantiere. Sta attraversando una fase delicatissima il Borgo di Magrignano (Salviano 2) dove vivono già più di 400 famiglie, per un totale di circa 1500 livornesi. Il comitato dei residenti che a oggi ne raccoglie 203 ha lanciato un grido di aiuto che a sorpresa è stato raccolto dall’ex sindaco Gianfranco Lamberti, che dell’operazione Magrignano è di fatto il padre politico. Lamberti ha scritto al comitato che ieri mattina - presenti Michele Lucarelli, Massimiliano Damiani, Andrea Torti, Andrea Giorgi, Walter Carpentiere, Mauro Daumiller - lo ha incontrato in Comune.
«Siamo stati abbandonati». Il comitato ha avviato un «censimento popolare» per capire qual è il reale stato di avanzamento dei lavori e quante famiglie vivono davvero nel quartiere (considerando che molti di quelli che hanno i panni stesi alle finestre in realtà non hanno ancora l’abitabilità). «Il 28 gennaio del 2010 – interviene Lucarelli – abbiamo incontrato i vertici dell’amministrazione comunale e del consorzio Edilporto (presenti Picchi, Bernardo, Ceccarini e Tognotti). Si erano impegnati ad attivare un tavolo per seguire da vicino lo stato di avanzamento dei lavori, ma alla fine siamo stati abbandonati: dopo anni di attese mancano ancora all’appello alcune opere di urbanizzazione primarie e neppure il primo lotto è stato completato. Si tratta di case private, è vero, ma qui ci vivono più di 1500 persone: il Comune non ci lasci soli».
Odissea per 400 famiglie. Chiariamolo subito: la grande area che si affaccia su via di Salviano e le campagne dell’Uliveta è privata. Nessun Peep o palazzi di edilizia popolare. A costruire sono state, negli anni, 16 cooperative, quasi tutte riunite nel consorzio Edilporto, che ha la concessione fino al 2014. All’inizio erano previsti poco più di 300 appartamenti, poi passati a 604. I lavori dovevano partire nel 2001, che è diventato 2006: oggi sono in piedi 48 edifici, abitati da circa 400 famiglie.
I ritardi. Il cronoprogramma pevedeva che nel 2010 fosse completato il primo lotto (via Natali e dintorni), nel 2012 il secondo e nel 2014 il terzo, «ma se il consorzio riesce in questa impresa il comitato fa recapitare una strenna natalizia al presidente del consorzio direttamente nella sua calda e accogliente dimora...».
«E i nostro soldi?». «A oggi – riprendono Lucarelli e gli altri – il 60% degli immobili del primo lotto ha ancora la luce di cantiere. Negli altri due l’80% degli immobili ha luce e acqua di cantiere (che costa 4 volte in più delle utenze domestiche) e bombole gpl». Strade interne e centro commerciale (previsto dal progetto iniziale) non ci sono. «Lo spazzamento di Aamps – fanno sapere – è previsto solo in una parte del primo lotto, mentre i bus quasi non arrivano». Poi c’è il verde. E un altro giallo: «L’equivalente del 5% del valore delle nostre case è andato al consorzio per il pagamento di una ditta di manutenzione del verde. L’incarico era di quattro o cinque anni, ma dopo un anno non si è più visto nessuno. Eppure abbiamo pagato...».
Ma nessuno fa causa. Nessuno dei presenti al tavolo, però, accenna alla vie legali. O meglio, «ci abbiamo pensato, ma per come sono fatti i contratti faremmo causa a noi stessi, essendo tutti soci delle cooperative...». Così ecco il campanello del Comune.
Strade senza ponti. Tra un cantiere e l’altro all’appello mancano ancora alcune delle opere di urbanizzazione che il consorzio deve realizzare a scomputo, come da accordi col Comune: manca il ponte che collega via della Padula al quartiere, manca quello di via del Giaggiolo, la vasca di espansione del Rio Cigna (considerata un’urgenza) non è stata ancora completata. Ma soprattutto, dopo il completamento della rotatoria in via di Costanza, manca il ponte che permetterebbe di aprire la bretella di Salviano, ovvero la strada che dovrebbe collegare il quartiere al distretto sanitario di via del Levante. Le ditte sono ferme in attesa dei pagamenti.
Lamberti scrive. L’ex sindaco fa leva sulla tutela del cittadino: «Ho scritto al comitato perché questa è un’operazione iniziata con la mia amministrazione e ho manifestato la volontà di non lavarmene le mani. L’impressione è che la catena di impegni si sia rotta, ma non vanno lasciate sole 400 famiglie e imprese che rischiano il fallimento. Stiamo parlando di 1500 livornesi in difficoltà: si rischia anche una crisi sicurezza, i “bidoni tossici” non sono solo in mare ...». E annuncia che dopo aver scritto al comitato e a Cosimi chiederà all’amministrazione di riferire in consiglio comunale».
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