Il Tirreno

Livorno

Metti un medico armeno di guardia in Capraia

di Lara Loreti
Metti un medico armeno di guardia in Capraia

Aleksander ha 34 anni, da quattro vive in Toscana dove fa il chirurgo Dalle montagne del Caucaso all’isola: «Mi sono innamorato di questa terra»

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LIVORNO. C’era una volta un’isola di 150 abitanti. Un paradiso incantato dove la natura troneggia incontrastata. E dove la gente, innamorata dei suoi paesaggi, difende il territorio e la propria identità: una cartolina, immobile nel suo fascino. Il suo nome è Capraia. In un bel giorno d’inverno, gelido e soleggiato, su quell’isola sbarca Aleksandr Aghababyan, medico armeno. Trentaquattro anni, una laurea in chirurgia nel suo Paese, un’altra equipollente conseguita all’università di Pisa. E soprattutto una grande passione per il suo lavoro e tanta energia da investire nel futuro. Poi, il sogno di vivere (per sempre)in Italia.

Dalle montagne dell’Armenia alle calette della Capraia. Un lungo viaggio, tante aspettative. Due mondi opposti. Eppure Aleksandr non ha fatto fatica ad adattarsi al nuovo ambiente. Anzi. Arrivato in Toscana nel 2007 e poi tornato alla fine del 2008, ci ha messo poco a farsi un po’ pisano e un po’ livornese, assorbendo le abitudini e gli interessi dei suoi ospiti. Dalla città della Torre ha preso l’amore per l’università e per la ricerca. Tutto il resto l’ha incamerato dalla regina dei Quattro Mori. Per prima cosa, ha preso confidenza con la battuta facile. Tanto che già scherza sulla rivalità tra le due città: «La casa ce l’ho a Pisa, però se vuoi non lo scrivere sulla cronaca di Livorno», dice ridacchiando. Ma il vero colpo di fulmine l’ha avuto per il mare. Nel giro di pochissimo tempo, il medico armeno è diventato un pescatore provetto. E allora eccolo in posa con un super dentice (vedi la foto a destra) pescato con le sue mani nelle acque labroniche. Per non parlare dell’amore per il vino: Aleksandr, durante il suo soggiorno livornese, è anche diventato un sommelier Fisar. «Non posso resistere al cibo italiano», afferma estasiato. Una nuova vita, la sua, in un Paese, l’Italia, che adora - come dice lui stesso - pur senza mai dimenticare le sue origini. Crocevia tra Oriente ed Occidente, l’Armenia - nonostante le guerre e tutte le criticità - ha resistito fino ad oggi con un territorio ridotto, ma con un grande attaccamento alle tradizioni.

Ma per Aleksandr non sono sempre state tutte rose e fiori. E il primo impatto con la Capraia - dove è stato chiamato dall’Asl 6 per fare il medico di guardia (l’unico dell’isola) - non è stato esattamente una passeggiata... Lo racconta lui stesso. «La prima volta che ho messo piede sull’isola era metà gennaio. Il posto mi è subito piaciuto molto: gli scenari qui sono da favola. Però gli isolani sono molto particolari. Non è facile trovare immediatamente un punto d’incontro con loro: come avviene in tutto il mondo, gli abitanti delle isole all’inizio si dimostrano un po’ chiusi. Ma io ho amato subito questa gente». Aleksandr ricorda ancora il primo giorno, quando, con la sua valigia, è sceso dal traghetto e ha preso possesso del suo studio, alla guardia medica dell’isola. «Nel giro di pochissimo tempo, tutte le vecchine del paese sono venute nell’ambulatorio, non perché avessero dei malanni, ma semplicemente per rendersi conto della novità. Del resto, mi rendo conto che in un posto dove vivono 150 persone d’inverno, l’arrivo di un nuovo medico sia un evento. Se poi aggiungiamo che il dottore è anche armeno... la curiosità cresce. Voglio sottolineare comunque che mai ho assistito a episodi di razzismo o cose simili. La gente s’è dimostrata molto gentile e aperta in questo senso».

Il medico dunque comincia ad ambientarsi. E nonostante le prime difficoltà, non si dà per vinto, anzi. Comincia a lavorare con convinzione, investendo molto nei rapporti umani. «Ho lavorato molto sulle relazioni, cercando di pensare due volte prima di parlare. Poi ho fatto amicizia con il sindaco Gaetano Guarente, con il comandante dei carabinieri, ma soprattutto con i cittadini. Con loro sono riuscito a creare un legame speciale, mettendo a frutto la mia esperienza». Ma qual è il segreto di Aleksandr? E soprattutto come ha fatto a intenerire il cuore degli abitanti della Capraia? «Nessun segreto, ho fatto solo il mio lavoro - dice Aghababyan - Per entrare in sintonia con questi cittadini devi essere semplice e aperto. Io ho puntato tutto sull’umanità: la disponibilità, il sorriso, l’affabilità ti permettono di conquistare la fiducia della gente». Il 34enne è rimasto sull’isola due settimane, ma a breve ci tornerà per rimanerci un altro breve periodo.

Aleksandr ha alle spalle un ricco curriculum. Si è laureato nel suo Paese in chirurgia e ha cominciato subito a lavorare. Poi ha fatto due anni di servizio militare. Un’esperienza altamente formativa: «Ero ufficiale medico, tenente in particolare - ricorda - e sono rimasto per due anni in un paesino sperduto delle montagne armene. Lì mi sono fatto le ossa, ho imparato moltissimo».

Nel 2007 lo spirito di avventura e la voglia di imparare lo portano ad aderire a un progetto di partnership tra il Governo armeno e la Farnesina. E così riesce ad entrare nel novero di dieci medici selezionati per venire in Italia per uno scambio culturale-umanitario. «I miei nove colleghi sono andati a Roma, solo io sono stato destinato a Pisa. Lì sono entrato in contatto col team del dottor Mauro Rossi, poi prematuramente scomparso, di Chirurgia esofagea: sono stati sei mesi bellissimi. Quindi sono tornato nel mio Paese». A fine 2008 Aghababyan è di nuovo a Pisa, questa volta per restare. «Il primario Paolo Miccoli mi ha preso con sé e mi ha aiutato tanto ad orientarmi nel mondo dell’ospedale e soprattutto dell’università. E così sono riuscito a conseguire la laurea equipollente in Chirurgia, e ho potuto lavorare in diversi posti tra cui Cecina e Donoratico». Ora Aleksandr vive tra la Capraia e Pisa, dove ha trovato l’amore. «In Italia si vive bene, nonostante la crisi - dice - Le uniche difficoltà che ho incontrato sono la lingua e la burocrazia. Ma il resto è meraviglioso. Voi spesso vi lamentate, ma non sapete che fortuna avete a vivere qui...».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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