Il Tirreno

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Costa concordia

Costa entra nell’inchiesta Indagati tre suoi manager

di Pierluigi Sposato
Costa entra nell’inchiesta Indagati tre suoi manager

Avviso di garanzia anche ad altri quattro ufficiali della Concordia compreso quello che dette la falsa comunicazione di blackout elettrico

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GROSSETO. Sono sette i nuovi indagati nell'inchiesta sul naufragio Costa Concordia. Sette tra responsabili dell'unità di crisi e ufficiali presenti in plancia con Francesco Schettino e il vice Ciro Ambrosio la sera del 13 gennaio. Le informazioni di garanzia sono state notificate ieri dai carabinieri a Roberto Ferrarini (capo dell'unità di crisi di Costa Crociere), Manfred Ursprunger (executive vice presidente della compagnia e fleet operation di Costa), Paolo Parodi (fleet superintendent di Costa) e agli ufficiali Andrea Bongiovanni, Roberto Bosio, Silvia Coronica e Salvatore Ursino.

Ora i sette potranno partecipare all'incidente probatorio in programma il 3 marzo. Omicidio plurimo colposo, naufragio sono le ipotesi contestate agli ufficiali, mentre per i dirigenti si parla di carenze nella gestione dell'emergenza e omessa comunicazione dell'incidente alla Capitaneria.

Il pool di magistrati grossetani ha così concluso la prima parte del tour de force investigativo, quello cioè in cui sono state raccolte (anche più volte) le testimonianze di chi quella notte era sulla nave e in cui, anche grazie agli esperti di sicurezza della navigazione (sabato in Procura c'erano tra gli altri il comandante De Falco e il tenente di vascello Cascio), è stato analizzato il protocollo di intervento di Costa in merito agli interventi di crisi. Un lavoro ancorato sulle dichiarazioni rese da Schettino nell'interrogatorio del 17 gennaio (e sulle intercettazioni ambientali ritenute comunque inutilizzabili) e sui dati oggettivi già disponibili, aggiornato con le testimonianze e con il filmato girato in plancia, arricchito con la documentazione fornita da Costa, completato dagli elementi forniti da avvocati delle persone offese.

Ferrarini era stato sentito come persona informata sui fatti il 31 gennaio in caserma, dopo che il 25 l'ad Pierluigi Foschi aveva consegnato ai senatori un suo report nel quale sottolineava di aver respinto la proposta di Schettino di concordare una versione di comodo. La sua audizione era stata secretata. Il 7 era stata la volta di Ursprunger, austriaco: la notte del naufragio, questi avrebbe avuto contatti telefonici col commissario di bordo Manrico Giampedroni. Dieci giorni fa era stato sentito Paolo Parodi.

Bongiovanni, primo ufficiale di coperta, nelle comunicazioni con la Capitaneria di porto avrebbe detto che a bordo della nave si era verificato un black out: tale comunicazione inesatta (avrebbe eseguito un ordine di Schettino) sull'entità dell'avaria avrebbe contribuito a ritardare i soccorsi. Il comandante in seconda, Bosio, in cabina al momento dell’urto, partecipò a tutte le fasi successive al verificarsi dell'avaria nella fase di emergenza. Coronica e Ursino erano al fianco del comandante e avrebbero eseguito con lui la manovra di avvicinamento all'isola. Gli inquirenti ipotizzano che nessuno fece notare a Schettino l'errore nella rotta.

Costa esprime «fiducia e solidarietà» ai 7 nuovi indagati. Si dice certa della «competenza professionale e correttezza etica» di chi ha operato «nelle ore successive a questo gravissimo incidente con la più elevata professionalità e abnegazione». La compagnia è certa che «verrà confermata la professionalità dell'azienda e la capacità delle sue persone. L'accertamento della verità è indispensabile affinché sia fatta giustizia innanzitutto per le vittime ma anche nei confronti del nostro equipaggio e dell'azienda stessa».

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