Il dolore
Silenzio e versi che emozionano
L’ammiraglio Cavo Dragone ricorda la prima volta che li ha pronunciati
Non è semplice trasformare in parole le emozioni più intense legate a quei momenti tanto significativi, destinati a rimanere impressi nella memoria di ognuno di noi durante il corso della vita.
Ancora meno facile è pensare di condividerli con altri perché sono intimi e preziosi; da custodire con discrezione schiva, con tutti i loro profumi, suoni e sensazioni indimenticabili.
Le nostre giornate frenetiche non concedono tempo al ricordo anche dei momenti più significativi, quelli che hanno segnato la nostra crescita e formazione in modo indelebile.
Proprio in questi giorni ho rivisto Nave Vespucci all'ormeggio e, con la complicità della serata che concede un po' di quiete e relax, ho ripercorso i miei momenti più significativi a bordo, da Allievo Prima classe.
In una delle prime navigazioni, caratterizzate da sonno, nausee e fatica, popolate da interrogativi esistenziali se quella fosse la strada giusta, mi sono trovato investito della lettura della Preghiera; era la prima volta.
Ancora mi ritrovo lì, in piedi, emozionato e solo davanti a qualcosa che piano piano si rivelava più grande di un semplice giovane di vent'anni, solo seppur in mezzo a tanti altri giovani come me.
Sotto i piedi le vibrazioni della Nave in lenta navigazione; il profumo del mare dopo giorni di tempesta, così intenso, carico di sale e di acqua che, portato dal vento, quasi riesce ad accarezzarti veramente tanto è denso.
Eccomi lì, tutto l'equipaggio schierato intorno a me, volti e volti rivolti in avanti, fermi, tutti in attesa dell'istante in cui il sole sparisce sotto l'orizzonte, quel breve e magico momento che per i più significa meritato riposo, ma non per noi. Lo sguardo è fisso in avanti a seguire la scia della Nave.
Nel silenzio incantato del crepuscolo la mia voce, un po' inattesa, ed il fischio del nostromo.
Il suono della mia voce non mi era mai stato tanto estraneo come in quel momento, era come sentirlo uscire da un'altra bocca, come se fosse mischiato alla voce di tutti i miei compagni di corso, a tutti i marinai in piedi e fermi sul ponte della nave; era come essere uno di tutti, la parte dell'insieme: io ero la voce e loro erano il corpo; uniti in quell'istante da una preghiera che fa scivolare, parola dopo parola, in un mondo magico, in un mondo elevato e caldo, in cui la fede è il sangue che scorre dentro di noi e ciò che amiamo prende vita in ogni battito del cuore.
Un mondo che appartiene solo a pochi, a cui ora cominciavo ad appartenere, l'iniziale nostalgia per "le nostre case lontane, le care genti" veniva presto lenita dalla consapevolezza di far parte di quella ristretta cerchia di privilegiati che "vegliano in armi sul mare".
*comandante
Accademia navale
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