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DISCARICA DEL LIMONCINO

La Procura chiude le indagini Cinque gli indagati per il falso

LIVORNO La Procura di Livorno ha chiuso l'inchiesta sulla discarica di Limoncino e a breve potrebbe chiedere il rinvio a giudizio per gli indagati. L'impianto è sotto sequestro dall'ottobre scorso...

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LIVORNO

La Procura di Livorno ha chiuso l'inchiesta sulla discarica di Limoncino e a breve potrebbe chiedere il rinvio a giudizio per gli indagati.

L'impianto è sotto sequestro dall'ottobre scorso su disposizione del tribunale: i carabinieri posero i sigilli pochi giorni prima dell'avvio dell'attività. Il pubblico ministero Filippo Maffeo che coordiona l’inchiesta, a recapitato nei gironi scorsi l'avviso di conclusione indagini.

Al centro dell'inchiesta l'iter autorizzativo che ha portato alla realizzazione della discarica (derivata da una cava) che avrebbe dovuto accogliere rifiuti speciali inerti. Gli indagati sono di Gianfranco Chetoni, 63 anni, Federico Bellabarba, 41, Antonio Rafanelli, 63, Reginaldo Serra, 61, e Andrea Rafanelli, 37. Per loro le accuse contestate dal pubblico ministero Filippo Maffeo vanno dal falso, all'abuso d'ufficio fino all'abuso edilizio. Per tutti l’accusa è di abuso d’ufficio.

Secondo l’accusa, nei loro rispettivi ruoli di dirigente del Comune e della Provincia, di progettista, oppure di responsabili legale della ditta proprietaria dell'impianto, la Bellabarba, avrebbero agevolato, con alcune scorciatoie l’iter per i permessi.

Tra quanto è stato contestato ci sono presunte violazioni del regolamento urbanistico del Comune e la mancata astensione di un dirigente della Provincia dalla valutazione del progetto di realizzazione della discarica presentato da un suo zio.

Sulla realizzazione dell'impianto per oltre un anno si è acceso un acceso dibattito politico e un duro confronto tra residenti della zona e Comune e Provincia (che hanno rilasciato le autorizzazioni). Secondo i proprietari della discarica, l'investimento è stato di circa 5 milioni, mentre il piano economico del progetto si aggira su circa 40 milioni. L'impianto è progettato per contenere un milione di tonnellate di rifiuti inerti.

Nel decreto di sequestro di ottobre il gip scrisse che le classificazioni di pericolosità geomorfologica elevata dell'area della discarica «di per se stesse sono sufficienti ad escludere che in un sito come quello della ex cava Monte La Poggia possa collocarsi una discarica di qualunque genere». Per il giudice la violazione sarebbe stata doppia: da una parte si è autorizzato la discarica in zona interdetta, dall'altra «ove si fosse deciso di adottare la decisione in deroga, la competenza sarebbe stata della Regione».

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