Gioco
La Preghiera del marinaio nostalgia al calar della sera
Per volere di Morin, allora ammiraglio della Regia Accademia, si recita da 110 anni al momento dell’ammainabandiera su tutte le navi militari italiane
LIVORNO. «E' al calar della sera che la nostalgia prende i cuori e fa sgorgare, da loro, il desiderio d'immagini e memorie lontane. Il tramonto è dunque un attimo bello e struggente assieme, che invita alla riflessione, al ricordo. Più è distante ciò a cui si pensa, maggiore è il vuoto che si prova dentro di sé. Eppure è un momento inevitabile e, comunque, quanto mai desiderato e cercato. A bordo delle navi, la cornice naturale di tutto ciò è ovviamente il mare, nella sua dimensione infinita, al di là anche della linea dell'orizzonte, dove le acque si confondono con il cielo. Qualcuno ha scritto, in quegli attimi ci si sente più vicino, anche a Dio. Sì, perché sulla nave, si percepisce quanto realmente piccolo ed indifeso sia l'uomo davanti alla forza degli elementi. Se la giornata di lavoro lo distoglie da tali considerazioni e ne fa attento osservatore e protagonista rispettoso dell'oggettiva realtà che lo circondi, è poi il tramonto del sole, con i suoi silenzi e le sue ombre, a dare corpo a sopiti pensieri, a rasserenare le menti, a cullare i cuori nel grande mare dei ricordi».
Sono parole di Angiolo Berti, vergate di pugno a commento della "Preghiera del Marinaio". Era consuetudine, trovandosi al Campo degli Eroi a Casciana Terme, recitarla al momento dell'ammainabandiera.
Attimi di vera e intensa commozione che oggi rammentiamo in questo scritto, perché l'uomo e la struttura da lui creata hanno tratto linfa vitale proprio da parole come "A te, o grande eterno Iddio…", che si perdono nel vento della sera, ma che rimangono poi scolpite in eterno nell'anima di chi le pronunci. L'ultima volta che recitò quei versi fu proprio il 23 febbraio di dieci anni fa. Volle essere accompagnato in quel luogo perché la data (il primo centenario dell'avvenimento) - come lui stesso sottolineò - l'imponeva. Ne volle quindi ripercorrere la storia, i luoghi e le persone che a vario titolo, tutte ugualmente importanti, avevano contribuito con il loro spirito a dare corpo a ciò che dal primo contatto con le onde impregna la nave come il salmastro, qualcosa che non si vede, ma c'è: il rapporto del marinaio con l'Eterno, attraverso le parole di un'invocazione.
Parlò di ognuno distintamente, pacato e solenne come suo costume, ma in particolare della figura di chi aveva portato sempre con sé, pur ormai lontano dalle navi, quei ricordi. Un modo, dunque, per tornare indietro nel tempo, a riscoprire un antico, indimenticato amore. Chi è stato, dunque, l'ammiraglio che decise la recita della "Preghiera", versi destinati a rimanere incancellabili nella memoria di ogni marinaio?
La figura di Enrico Costantino Morin è legata a Livorno ed alla Toscana (Versilia ed Empoli)in modo particolare. Competente ufficiale ed abile diplomatico, diede sostanziale impulso al potenziamento organizzativo della nascente Regia Accademia, quale Comandante dal 22 febbraio 1891 al 16 dicembre 1893. "Dotto ed integerrimo, amato e venerato", così si legge negli atti parlamentari relativi alla seduta di Commemorazione ufficiale. In precedenza, aveva assunto la carica di Ministro della Marina. Era stato anche parlamentare durante la XVI Legislatura nel collegio di Empoli (Firenze IV), risultando eletto il 29 dicembre 1889. Visse a lungo in Versilia ed il Comune di Forte dei Marmi gli dedicò una via, parallela al viale a mare. Nel centenario della scomparsa (13 settembre 1910) è stata inoltre allestita una mostra rievocativa con l'esposizione, fra altri ricordi, della divisa, del sestante e del famoso telegramma con cui Guglielmo Marconi assegnava all'Italia il libero utilizzo della sua scoperta, la radio.
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