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Esplode un tubo di vapore: boato all’Eni
L’incidente in piena notte ha svegliato gli abitanti di Stagno. Le indagini di Arpat e vigili del fuoco
LIVORNO
L’altra notte Stagno ha vissuto attimi di terrore. Un boato ha svegliato la frazione. E il pensiero è corso subito alla raffineria, all’esplosione, ai piani di evacuazione. Per fortuna però non era successo niente di grave. Soltanto un tubo di vapore acqueo che si era rotto, proprio lì, all’interno dello stabilimento Eni. I centralini delle forze dell’ordine hanno iniziato a squillare a raffica. E la paura è stata tanta.
Erano passati 41 minuti dalla mezzanotte del 15 febbraio quando è stato percepito dalla popolazione di Stagno un forte boato proveniente dalla Raffineria Eni di Livorno.
La notizia è stata diffusa ieri dall’Arpat, l’agenzia regionale per la protezione ambientale, che insieme ai vigili del fuoco, ha effettuato un sopralluogo per verificare i dettagli dell’incidente.
Mentre continuavano ad arrivare numerose telefonate alle forze dell’ordine, sono intervenuti sul posto vigili del fuoco e carabinieri rilevando che l’evento era riconducibile alla rottura di una tubazione di vapore d’acqua ad alta pressione e che non esistevano pericoli per l’incolumità delle persone sia all’interno che all’esterno dello stabilimento.
Due giorni dopo, venerdì 17 febbraio, i vigili del fuoco, in collaborazione con Arpat, hanno quindi effettuato un ulteriore sopralluogo per verificare che cosa fosse successo, le cause, i danni, la situazione dell’impianto che aveva subito il guasto.
«I rappresentanti della raffineria Eni - spiegano dalla sede Arpat di Firenze - hanno quindi confermato che da una curva di una tubazione di diametro pari a 6”, circa 15 centimetri, in uscita da un generatore di vapore, a servizio dell’impianto Plat (una piattaforma, ndr), si è verificata una fuoriuscita di vapore d’acqua a seguito della rottura della tubazione stessa».
A seguito dell’incidente gli operatori addetti all’impianto hanno messo immediatamente fuori servizio il generatore di vapore.
Ma a conferma della non gravità della rottura non è stato per fortuna necessario interrompere le operazioni normali del processo della raffineria.
Il boato tuttavia è stato grande e ha rimbalzato in molte case.
Colpa dell’alta pressione sprigionata dal tubo, spiega Arpat. «Data l’alta pressione del vapore presente nella tubazione (30 barg) l’evento è stato percepito all’esterno dello stabilimento».
L’agenzia ambientale ha richiesto all’Eni di produrre una relazione di dettaglio sull’accaduto in cui riportare anche le cause che hanno portato al collasso della tubazione.
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