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la parola alla diocesi

La curia paga 28mila euro «Per noi è già tutto ok»

La curia paga 28mila euro «Per noi è già tutto ok»

LIVORNO «La diocesi di Livorno paga regolarmente l’imposta sugli immobili. Se si esclude l’aumento che ci sarà per gli appartamenti civili (in conseguenza della variazione del moltiplicatore), il...

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LIVORNO

«La diocesi di Livorno paga regolarmente l’imposta sugli immobili. Se si esclude l’aumento che ci sarà per gli appartamenti civili (in conseguenza della variazione del moltiplicatore), il decreto del governo non dovrebbe incidere poi tanto sulla condizione attuale». A parlare è Luigi Pappalardo, economo della diocesi livornese, che sui dati relativi ai pagamenti conferma quanto riportato sul giornale diocesano La Settimana: attualmente la curia versa 24.033 euro di Ici, suddivisi tra il Comune di Livorno, Pisa, Collesalvetti e Castelfranco di Sotto. Se si aggiungono il Seminario e Chiesa Cattedrale (1.190 e 2.710 euro) il contributo per gli enti amministrati direttamente dalla diocesi non supera i 28mila euro.

Altra cosa sono i beni gestiti dai frati e dalle suore: per attività commerciali, scuole, strutture sanitarie a rispondere del pagamento dell’imposta devono essere le congregazioni.

In tema di Ici, tra Comune e diocesi c’è però una partita tutta ancora da chiarire. È quella per decidere chi deve pagare i 94mila euro di imposta rimasti “sotto le scale” del palazzo Santa Elisabetta, in piazza Attias. Il Comune ha presentato il conto alla curia, la curia (il 2 dicembre) ha presentato ricorso alla commissione tributaria che, si viene a sapere ora, almeno in parte avrebbe dato ragione alla diocesi.

L'ufficio tributi del Comune nel 2010 aveva notificato alla curia una richiesta di 94mila euro per il mancato pagamento dell'Ici del palazzo negli ultimi 5 anni. L’immobile è al 50% del Comune e al 50% della curia, dato in concessione per 47 anni al gruppo Saporito. Secondo la curia sarebbe proprio Saporito a dover pagare quei 94mila euro, come previsto da una convenzione sottoscritta dal vescovo e dal sindaco. Dalla diocesi sostengono che l’accertamento del Comune non sarebbe stato inviato esattamente al “ramo” della curia corretto e la commissione avrebbe invitato Palazzo Civico a ripartire con le carte. Ma alla fine chi pagherà l’imposta?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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