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Livorno

LA PROTESTA IN CENTRO

In duecento per difendere le acque del Tirreno

In duecento per difendere le acque del Tirreno

LIVORNO Un corteo senza proteste, silenzioso, scandito solo dal suono di due chitarre acustiche che hanno diffuso musica a tratti quasi sognante, più adatta a un concerto blues che a una protesta....

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LIVORNO

Un corteo senza proteste, silenzioso, scandito solo dal suono di due chitarre acustiche che hanno diffuso musica a tratti quasi sognante, più adatta a un concerto blues che a una protesta. Circa 200 livornesi sono scesi in strada per difendere il nostro mare dai fusti tossici caduti dal cargo Venezia, a largo dell'Isola di Gorgona. Giovani, adulti, mamme con bambini, persino un cagnolino di nome Bea che portava sul dorso un foglio con scritto: "Bagno in mare, no grazie", tutti insieme per protestare. «Le autorità cittadine non hanno informato per tempo la popolazione - dice Maurizio Zicanu di Vertenza Livorno, che ha organizzato l'evento - e hanno atteso tempi biblici per il recupero dei bidoni. È evidente che l'ambiente non è una priorità per le nostre istituzioni».

Il corteo è partito da piazza del Municipio. Alla scalinata del Comune è stato appeso uno striscione con scritto "Omertà, bugie. Dimissioni". Ma sono stati molti gli slogan realizzati per l'occasione: “Il mare d'inverno lo usano come fogna, d'estate consegnano le bandiere blu”, “Il mare non è una discarica, vogliamo sapere la verità” o "Recuperate i bidoni, c…o!". Il corteo si poi fermato in via Vittorio Veneto dove ha sede l'agenzia Marittima Ghianda, che rappresenta Grimaldi, l'armatore del cargo Venezia; nessuna protesta, solo un monito lanciato da Massimo Maggini del Comitato "no" al rigassificatore: «A queste compagnie non interessa se il mare viene inquinato, loro pensano solo a fare i soldi». Poi il corteo, che ha visto la partecipazione anche del Comitato del Limoncino, dei Quartieri Nord e della Libera Università Popolare, si è mosso lungo via Grande, via Cairoli, Scali Manzoni, fino a giungere al porto mediceo dove si trova la targa in ricordo delle vittime del Moby Prince, dove i familiari delle vittime hanno chiesto giustizia.

Valeria Cappelletti

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