Gioco
I fusti si sono aperti, i veleni sul fondale
L’Arpat prima lancia l’allarme poi ci ripensa. Vertice a Roma
LIVORNO. L'allarme lo dà l’Arpat: il contenuto dei fusti risulta disperso, depositato sul fondo, a una profondità tra i 400 e i 450 metri. Poi, qualche ora dopo, fa una mezza marcia indietro, corregge il suo comunicato e usa il condizionale. «Il contenuto dei fusti potrebbe essere disperso». E in serata fa una vera e propria piroetta e rivoluziona la sua versione: «Solo dopo verifiche si potranno avere informazioni certe sulla dispersione dei bidoni e sulla fuoriuscita di materiali».
E così nel giorno in cui a Livorno in 200 manifestano contro la trasformazione dei nostri mari in discarica, la minaccia del disastro ambientale nelle acque tra Calambrone, Livorno e l'isola di Gorgona, causato dall'apertura di alcuni dei 198 bidoni contenenti catalizzatori caduti nella maledetta notte del 17 dicembre 2011 dal cargo Venezia della Grimaldi Lines, si tinge di giallo. Hanno sversato o no quei fusti? Hanno disperso nel nostro mare chili di solfato di nichel, di molibdeno, di alluminio nelle 34 tonnellate di materiale trasportato a bordo di due rimorchi finiti sui fondali livornesi? Hanno contaminato pesci, crostacei e molluschi di una delle aree più pregiate del Mar Tirreno, il cosidetto “Santuario dei Cetacei”?
Il disastro ambientale che prima era un'ipotesi inquietante, ora dopo ora sembra trasformarsi in possibilità sempre più concreta. Fino a diventare realtà (ufficialmente per poche ore) ieri mattina, messo per scritto da un comunicato che l'Arpat, la massima autorità in materia ambientale a livello regionale, aveva pubblicato sul suo sito internet. Salvo poi smentirlo qualche ora più tardi, aprendo nuovi, inquietanti interrogativi su una vicenda che fin dall’inizio è stata caratterizzata da reticenze e informazioni scarse e contraddittorie.
«E' ben visibile un’area subito a nord ovest del luogo di individuazione dei fusti dove risulta disperso il contenuto dei fusti stessi - si leggeva nel documento dell'agenzia regionale per la protezione ambientale - E' plausibile che a causa della pressione esercitata dalla colonna d'acqua i fusti si siano aperti e il contenuto si sia depositato sul fondo, disperso secondo l'andamento delle correnti prevalenti ad una profondità tra i 400 ed i 450 metri». Tradotto: alcuni bidoni si sono aperti e il contenuto si è disperso in acqua. Tradotto ancora meglio: visto che il solfato di nichel è tossico per gli organismi acquatici - come aveva ricordato la stessa Arpat nei giorni scorsi - potrebbero esserci serie conseguenze per l’equilibrio ambientale del nostro mare. Possibile che la “plausibilità” di un inquinamento sostenuta dall’Arpat nel giro di qualche ora sia diventata un’ipotesi da verificare?
Cauta Castalia, la società a cui Grimaldi ha commissionato la ricerca e il recupero del carico, e che martedì attraverso la nave oceanografica Minerva Uno aveva individuato i rimorchi: «Non ci risulta - dice il capo del progetto Lorenzo Barone - l'individuazione di fusti aperti semplicemente perché tramite l'indagine geofisica per individuare il materiale, non si può avere una certezza del genere. Da venerdì notte abbiamo iniziato l'esplorazione visiva attraverso il Rov che ci darà risposte esatte sullo stato dei bidoni. Se Arpat ha altre fonti ne prendiamo atto. Ad oggi abbiamo individuato i fusti e i due rimorchi. Ma non siamo in condizione di dire se i bidoni sono integri». Parole simili da parte della capitaneria. «Non ci sono certezze in nessuno dei due sensi - spiega il tenente di vascello Alessandro Russo - Domenica notte (stanotte, ndr) Minerva Uno rientrerà e saremo in grado lunedì di fare il punto della situazione e poter fornire un quadro spiegando la collocazione e la condizione del carico».
Il D-day insomma è domani. Quando tra l’altro è in programma al ministero dell'ambiente il tavolo tecnico per definire i piani di recupero dei materiali. Sversati sui fondali come diceva ieri mattina Arpat oppure ancora integri?
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