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I balneari tremano: estate a rischio
A Calambrone e Tirrenia si attendono notizie dalle operazioni di ricerca. Domani il ritorno della Minerva Uno
LIVORNO
A Calambrone e Tirrenia incrociano le dita. I gestori degli stabilimenti balneari non vogliono credere al peggio. Perché se i bidoni dovessero davvero aver perso il loro contenuto sui fondali al largo della costa che divide Livorno da Marina di Pisa sarebbe un disastro ambientale che ricadrebbe oltreché sulla salute delle nostre acque e del nostro pesce, anche sull’economia del territorio, sullo sviluppo di una zona bellissima dal punto di vista naturalistico che dopo anni di degrado strutturale sta rinascendo e sogna un futuro importante come Calambrone e su una zona che col turismo ci vive da sempre come Tirrenia. E la bandiera blu che negli ultimi anni ha caratterizzato le aque del litorale diventerebbe un ricordo. Enrico Fontani, presidente del Sib, e Sergio Sighieri, presidente Fiba, le associazioni che rappresentano i balneari, concordano su un punto: aspettare la chiusura delle indagini della Minerva Uno. Ma sono preoccupati. «Prima di creare allarmismo è bene aspettare il termine degli accertamenti e delle campionature - dicono -. Una volta in mano i risultati ufficiali e a seconda di quello che saranno, verrà presa una posizione e le autorità competenti dovranno darci delle indicazioni. E’ chiaro che sarebbe un colpo duro». Per il momento i titolari degli stabilimenti della nostra costa non hanno ricevuto comunicazioni. E sperano di non averne neanche in futuro.
Il d-day per loro e per tutti i livornesi è domani: quando la Minerva Uno farà rientro nel porto mediceo e comunicherà i risultati delle indagini effettuate dai Rov, i robot sottomarini telecomandati e dotati di telecamere che in queste ore, da venerdì notte, stanno effettuando riprese subacquee sui fondali a 20 miglia a largo del Calambrone dove sono stati individuati i due rimorchi caduti dal cargo Venezia e i bidoni che vi erano a bordo.
La risposta di quelle telecamere è decisiva per la vita futura del nostro mare. E risolverà anche il giallo nato ieri dopo tre diversi comunicati forniti dall’Arpat: nel primo si parlava di un’area dove «risulta disperso il contenuto dei fusti». Nel secondo si correggeva il tiro sottolineando che nell’area «potrebbe essere disperso il contenuto dei fusti». Nel terzo si diceva che «solamente in seguito a verifiche video e fotografiche si potranno avere informazioni certe sulla dispersione dei bidoni e sulla possibile fuoriuscita di materiali dagli stessi». Una serie di posizioni diverse su una materia delicatissima da parte della principale autorità in materia ambientale della regione, che ha aperto dubbi sulla reale condizione dei bidoni e sull’andamento delle ricerche. Capitaneria e Castalia - la società che conduce le ricerche - concordano sull’ultima versione di Arpat: impossibile dare una valutazione sulla condizione dei fusti attraverso l’indagine geofisica che ci ha permesso la loro localizzazione. Ma allora perché Arpat ha parlato di dispersione del contenuto dei fusti depositato sul fondo, dando anche i dettagli della profondità e della zona: nord ovest del luogo di individuazione a una profondità di 400, 450 metri? Un mistero. Non il primo, a livello di informazione, di questa vicenda. Che adesso vede il Comune sollecitare la prefettura perché sia messo in piedi il tavolo istituzionale promesso oltre un mese fa dal ministro Clini a Livorno e mai realizzato. «Serve una commissione che faccia il punto sulle attività inerenti il ritrovamento dei fusti e illustri il piano di recupero dei fusti», dice l’assessore Grassi.
Giulio Corsi
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