Gioco
«È l’unica fabbrica che non ha cassintegrati»
«In questo stabilimento non è stato fatto neanche un minuto di cassaintegrazione, mentre altrove sia l’industria livornese che nello specifico il settore metalmeccanico i guai sono ovunque»
LIVORNO
«In questo stabilimento non è stato fatto neanche un minuto di cassaintegrazione, mentre altrove sia l’industria livornese che nello specifico il settore metalmeccanico i guai sono ovunque». I sindacalisti dei metalmeccanici Cgil, Cisl e Uil partono da qui per mettere l’accento sull’importanza che ha acquisito Azimut Benedetti nella “geografia del lavoro”.
«L’azienda – dice Enrico Pedini (Fiom Cgil) sta tenendo fede a quel che aveva preannunciato nella fase più difficile della crisi: lo sforzo di internazionalizzarsi. La fascia di yacht oltre i 90 metri è ritenuta molto appetibile. Ed è importante che attorno allo stabilimento sia nata una rete d’una quarantina di imprese. Ora i problemi sono logistici».
«Questo segmento di mercato ultrachic – dice Sergio Fondi (Fim Cisl) – è talmente importante che con una commessa si possono garantire anche tre anni di lavoro. Ora c’è bisogno che il territorio sappia rispondere: dev’essere occupazione per la forza lavoro di Livorno, occorre che siano le imprese locali a entrare in questo circuito. Certo, mi domando quanta della manodopera di Inalfa o Giolfo, di Magna o Mtm possa esser riassorbibile lì, ma intanto è importante che vi sia almeno questa luce in un mare di buio. Potrebbe esser l’occasione anche per far rientrare numerosi lavoratori che sono stati costretti a emigrare, magari in modo precario, a La Spezia o a Pisa».
La soluzione migliore ai problemi logistici, secondo Federico Mambrini (Uilm), potrebbe essere «l’ampliamento dei capannoni a terra»: ma, siccome siamo in Italia e non ci sono tempi certi su permessi e autorizzazioni, «è logico che l’azienda punti al bacino galleggiante».
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