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Livorno

 

Bidoni tossici, protesta a Livorno «No al mare - pattumiera»

Valeria Cappelletti
Bidoni tossici, protesta a Livorno «No al mare - pattumiera»

Oltre cento persone partecipano alla manifestazione popolare per chiedere chiarezza sul caso dei fusti tossici caduti in mare dal cargo Venezia al largo dell'isola di Gorgona

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LIVORNO. In circa 200 sono scesi in strada per dire che il mare non è una discarica. Un corteo silenzioso, senza protesta, si è snodato questo pomeriggio lungo le vie principali del centro cittadino per protestare contro i fusti che, il 17 dicembre scorso, sono caduti in mare a largo dell’Isola di Gorgona.

La manifestazione è partita da piazza del Municipio e, passando per via San Giovanni ha toccati via Vittorio Veneto, dove la Grimaldi ha una sede, proseguendo per piazza Grande e via Cairoli. "Le autorità cittadine non hanno informato tempestivamente la popolazione – dice Maurizio Zicanu di Vertenza Livorno, che ha organizzato l’iniziativa - e hanno atteso tempi biblici per il recupero dei bidoni. Siamo costretti a manifestare per cose che si potevano evitare se ci fosse stato un intervento immediato. È evidente che l’ambiente per le nostre istituzioni non rappresenta una priorità".

Tappa obbligata via Vittorio Veneto, sede dell’agenzia Liv.Ghianda che rappresenta Grimaldi, l’armatore del cargo dal quale sono caduti i fusti tossici, per giungere in porto mediceo davanti alla targa che ricorda le vittime del Moby Prince, un altro grave disastro avvenuto a pochi passi da noi.

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In piazza del Municipio è stato appeso uno striscione con scritto "omertà, bugie, dimissioni". L’iniziativa di protesta è organizzata da Vertenza Livorno: partecipano anche il Comitato del Limoncino, il Comitato dei Quartieri Nord e la Libera Università Popolare. Aderisce anche Sinistra critica che in una nota sottolinea che bisogna «riprenderci la nostra città e il nostro mare» e dare l’altolà «allo sfruttamento del territorio e delle nostre vite in funzione del profitto di pochi».

Intanto sul fronte della cronaca oggi Arpat ha confermato che i bidoni tossici sono stati rinvenuti lì dove erano stati avvistati dalla nave oceanografica Minerva uno. E apre alla possibilità che si siano aperti a causa della pressione marina (con un giallo legato a un doppio comunicato).

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