Il Tirreno

Livorno

Artigianato, investimenti a picco

Dalla Cna dati drammatici: nella metalmeccanica fatturato giù di oltre il 32%

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LIVORNO

Crisi profonda per l'artigianato livornese: gli investimenti cadono a picco e il settore della metalmeccanica è quello che risente di più della situazione negativa. È quanto emerso dai dati del primo semestre 2011, raccolti dal progetto Trend di Cna regionale con Localglobal, azienda che si occupa di ricerca e consulenza, su un campione di circa 200 imprese della provincia.

Colpa della crisi che dal 2009 ha investito l'Italia e che, anche da noi, non ha risparmiato alcuna area di rilievo dell'artigianato. Lo dimostra il fatturato delle aziende del settore che in Toscana è sceso a -4,6% e in provincia di Livorno è a -5,2%.

Ma a preoccupare è soprattutto lo stop degli investimenti da parte delle aziende livornesi e delle retribuzioni (-13,2% contro -3,5% regionale), con un conseguente rallentamento della produzione. «Il dato allarmante - spiega Marco Valtriani, direttore della Cna di Livorno - è che nella nostra provincia abbiamo il 95% di investimenti in meno contro il 60% della Toscana. Ci sono aziende che non investono di proposito perché non sanno cosa accadrà domani, perché non hanno fiducia nel futuro».

Una crisi che rischia di far chiudere circa il 10-20% delle imprese. Tra i settori più in crisi spicca quello della metalmeccanica, il cui fatturato è sceso a -32,4%. «Un dato questo - dice Andrea Manuelli, responsabile generale della Localglobal - tutto livornese che colpisce in particolare il porto e che si ripercuote anche sul manifatturiero».

Male il settore tessile e dei servizi alle imprese; un po' meglio, anche se sempre con segno meno, quello alimentare e dei trasporti. Questi ultimi hanno un trend più regolare perché hanno già subito importanti contrazioni nel corso del 2010. Unico settore con il segno più è quello delle costruzioni con +2,8% rispetto a -3,2% della Toscana.

I servizi e le costruzioni sono rimasti invariati rispetto al 2010 perché hanno "metabolizzato", per così dire, le perdite già subite in precedenza. "Visti i risultati è quasi certo che la situazione per il secondo semestre 2011 non sarà più rosea - dice Diego Nocenti, presidente Cna - le imprese non hanno le risorse finanziarie necessarie e poi ci si mettono le banche con gli interessi troppo alti». Un segnale forte deve arrivare dalle istituzioni. «Mi chiedo se sono consapevoli di questa situazione - chiude Valtriani - e vorrei avere da loro una risposta. Ci vuole un loro coinvolgimento ed è necessario capire che il futuro è dato dalle piccole e medie imprese, perché ormai non è più possibile contare sulle grosse industrie».

Valeria Cappelletti

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