Il Tirreno

Livorno

«Un assegno da 69 euro per tirare avanti un mese»

«Un assegno da 69 euro per tirare avanti un mese»

La disperazione di un lavoratore in mobilità: «C’è stato un maxi-conguaglio e questo problema riguarda centinaia di persone che non ce la fanno più»

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO

«Come faccio a tirare avanti la mia famiglia con i 69 euro che ho riscosso questo mese?». Luca Magnolfi non si dà pace. Cammina avanti e indietro e tiene gli occhi bassi.

Ha la faccia scossa di chi non riesce più a reagire. Non riesce a capacitarsi di come potrà affrontare i prossimi mesi. Con quelle poche centinaia di euro che riceve come “stipendio” ogni mese e con la certezza che a maggio dovrà rinunciare anche a quelle.

Magnolfi ha cinquant’anni, una moglie e due figli, uno dei quali è ancora a carico dei genitori. Insomma una famiglia come tante. Con una casa di proprietà, è vero, ma anche con le spese tipiche di tutte le famiglie: bollette, acquisto dei generi alimentari, costi fissi per la manutenzione della casa e per i mezzi di trasporto. Spese che si possono affrontare solo con un introito fisso. Che invece Magnolfi non ha più.

Dopo aver lavorato 28 anni alla Trelleborg, nell’ufficio commerciale logistica, dal 2010 è in mobilità. «Guadagno circa 850 euro al mese - racconta -, nelle stesse mie condizioni ci sono altre centinaia di persone, della mia azienda e di tante altre. È già un problema poter sopravvivere con queste cifre, anche perché mia moglie lavora part-time e quindi i soldi che entrano in famiglia sono relativi».

Ma il vero problema è la paura di quello che accadrà. Perché il futuro fa paura. «So già che fino a maggio - prosegue Magnolfi - andrà avanti la mobilità, ma dopo mi chiedo cosa accadrà». Si dispera quest’uomo e mostra con tristezza un pacchetto di fogli: sono le cedole di pagamento delle retribuzioni relative agli ultimi mesi. In cima c’è quella per il mese di gennaio. «Guardi - dice con sdegno -, guardi quanto mi hanno dato». C’è scritto 69 euro. «Già la mobilità garantisce poche centinaia di euro - si sfoga - poi questo mese mi arriva anche questa mazzata. Siccome c’è il conguaglio mi hanno tolto praticamente tutta la retribuzione. Questo mese come faccio a tirare avanti con 69 euro?». Magnolfi si blocca d’improvviso, guarda intorno spaesato, come se cercasse aiuto. Poi prosegue il suo sfogo, che è quello di tanti lavoratori in mobilità, in cassa integrazione o, peggio, licenziati in tronco. «Non sono solo - va avanti - nella mia condizione ci sono centinaia di persone in città. Io, anche da quando sono in mobilità, ho sempre pagato quel che dovevo. E ora mi vengono a togliere un mese intero. Almeno potevano avvertirmi, non mi sembra normale che dal nulla, senza prima darne comunicazione agli interessati, si possano togliere ottocento euro, che poi sono i soldi con cui vanno avanti famiglie come la mia».

Magnolfi è fuori di sé, con lui ci sono una serie di amici e lavoratori che come lui non hanno più uno stipendio fisso. Vogliono farsi sentire, e far sapere all’opinione pubblica cosa significa tirare avanti in tempi di crisi senza un’occupazione fissa e quindi senza uno stipendio sicuro. «Noi per esempio - termina Magnolfi - possiamo contare solo sulla retribuzione fissa di mia moglie. Ma prima di fare questo conguaglio non potevano almeno inviare una comunicazione per avvertire? Non è regolare lasciare senza soldi per un mese famiglie che già vivono situazioni di grande difficoltà».

Anna Cecchini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web