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Livorno

Sport in lutto, addio a Gianfranco Benvenuti

Sport in lutto, addio a Gianfranco Benvenuti

È stato uno dei più grandi allenatori della storia della pallacanestro italiana. Si è spento nella sua Livorno. Una vita segnata dai successi e dalle medaglie. Dan Peterson: "La sua arma vincente era la semplicità"

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È un giorno di lutto gravissimo per lo sport di due città toscane, Livorno e Montecatini. È morto Gianfranco Benvenuti, uno dei più grandi allenatori della storia della pallacanestro italiana e un'autentica guida per molte generazioni di giocatori e tecnici. Il 12 settembre avrebbe compiuto ottant'anni. Si è spento nella sua Livorno, dopo una breve quanto grave malattia, una polmonite che ne aveva minato le resistenze. Lascia la moglie Graziella, il figlio Alessandro e i tantissimi amici che ne hanno apprezzato per decenni le doti da vero condottiero delle panchine e la straordinaria umanità.

Benvenuti era nato a Borgotaro (Parma) ma la sua città era Livorno, anzi, ce l’aveva dentro. Per il suo modo di ragionare, di gesticolare, di parlar chiaro, per il suo innato spirito competitivo e l’attaccamento profondo ai veri valori dello sport: la lealtà, il senso della squadra e l’insegnamento  dei fondamentali. Il primo centro lo consegue da allenatore giovanissimo: vince lo scudetto juniores con la Libertas Livorno battendo le Scarpette Rosse del  Simmenthal Milano. Poi si apre la sua  carriera da capo allenatore, costellata di successi e spesso di autentici trionfi. Il basket italiano deve molto alla provincia e in almeno tre province dei canestri Benvenuti è un idolo, un nome che significa vittoria: Trapani, Reggio Calabria e Montecatini Terme. Tutte prese per mano e trasformate da cenerentole a grandi realtà.    

È l’allenatore che ha lanciato Alessandro Fantozzi e che ha valorizzato al meglio Mario Boni. È stato ct della Nazionale femminile, portando le Azzurre alla prima storica medaglia con il bronzo agli Europei del 1974. Ha collezionato promozioni in serie, dalla B  alla A2 e dalla A2 alla A1, ha incarnato spesso lo spirito delle imprese meno prevedibili e dei rovesciamenti dei pronostici, come quando portò Montecatini ai playoff nonostante la squalifica di Boni per lo storico,  discusso caso doping dei primi anni Novanta. Lo chiamavano il coach dei miracoli, il coach delle promozioni: i suoi scudetti erano quelli, forse valevano ancora di più. E non falliva mai.

Ritirato dalle panchine attive nel 1994, è rientrato a Livorno, dove per diciotto anni, praticamente fino a ieri, è stato un punto di riferimento per tutti gli addetti ai lavori del basket toscano, ora da consulente, ora da semplice veterano dei canestri. Centinaia di tecnici devono a lui la loro esperienza, le nozioni sui fondamentali nei movimenti di tiro, di smarcamento, di passaggio; la conduzione tattica di impressionante lucidità, caratterizzata da un eccezionale pragmatismo. In attacco seguiva la vocazione per il gioco interno, per la conclusione dei lunghi o lo scarico agli esterni tiratori; e in difesa era un maestro assoluto di “zone” e “uomo”. Ma la sua caratteristica principale era la grinta, spinta fino al massimo, con umanità e determinazione.    
 

“Gianfranco  Benvenuti - commenta Dan Peterson, il grande ex allenatore di basket e telecronista - era rispettato e temuto come allenatore. Lo dico per esperienza personale. L'ho affrontato molte volte. Ricordo questa sensazione: lui aveva sempre il quintetto giusto in campo; lui faceva tutto in maniera semplice; lui non faceva mai una cosa strana. Proprio il tipo di coach che mi faceva molto scomodo. Preferivo 100 volte affrontare un "mago" che uno 'schiavo della semplicità'. La genialata ti batte raramente, la cosa semplice fatta bene ti fa soffrire. E lui mi ha fatto soffrire ogni partita”.

I funerali si terranno domani, sabato 18, alle ore 16 alla camera mortuaria dell'ospedale di Livorno. La salma sarà sepolta al cimitero dei Lupi.

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