Il Tirreno

Livorno

In piscina a nuotare con l’auto di servizio Ecco tutte le accuse

di Federico Lazzotti
In piscina a nuotare con l’auto di servizio Ecco tutte le accuse

Iniziato il processo al dipendente della Protezione Civile Due colleghi lo avrebbero coperto timbrandogli il cartellino

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LIVORNO

Ci sono le foto scattate dai carabinieri tra il marzo e il maggio 2009 nelle quali si vede chiaramente Riccardo Stefanini, 53 anni, raggiungere in almeno quattro occasioni la piscina comunale a bordo dell’auto di servizio, una Fiat Panda oppure un Land Cruiser, quando – secondo l’accusa – sarebbe dovuto essere in Comune dove lavora all’ufficio della Protezione civile.

In effetti Stefanini, difeso dall’avvocato Nicoletta Ricci, e accusato di peculato, risultava presente. Come? Merito – sono certi di dimostrare gli inquirenti – di due complici, anche loro assunte in Comune, che avrebbero timbrato il cartellino del collega dopo la sua reale uscita dagli uffici. Tanto che in una di queste occasioni, il cinquantatrenne è stato anche fermato e identificato dai militari.

È incrociando questi dati che il pubblico ministero Massimo Mannucci, che ha condotto le indagini, ha formulato il secondo capo d’imputazione, quello di truffa aggravata in concorso per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Mercoledì mattina in tribunale si è svolta la prima udienza del processo. Il primo colpo di scena è stato la riunione in un unico processo dei due procedimenti penali, prima trattati separatamente. «Per quello che riguarda l’accusa di peculato – spiega l’avvocato Ricci – non contestiamo il fatto storico, ma siamo convinti di poter dimostrare che il dipendente era autorizzato ad usare la macchina di servizio».

Uno dei testi chiavi, vale a dire il responsabile dell’ufficio, ha però negato di aver dato l’ok a Stefanini, nonostante ne abbia fatto un ritratto professionale di alto profilo «per capacità e impegno».

Ecco perché sarà decisiva la testimonianza dell’altro dirigente del Comune, prevista per il prossimo 30 di maggio, che avrebbe potuto autorizzarlo.

Più complesso il secondo capo d’imputazione, quello per truffa aggravata in concorso ai danni del Comune (parte civile nel processo) per il quale, oltre a Stefanini, sono imputate Giovanna Nenci, 54 anni, e Cristina Licheri, 50.

Dagli atti, ci sarebbero i riscontri che proverebbero che in almeno tre occasioni (23, 27 e 30 marzo 2009) le due dipendenti avrebbero strisciato il cartellino del collega quando quest’ultimo si era già allontanato dal posto di lavoro. «Il funzionamento delle macchinette segnatempo – vanno avanti gli avvocati difensori – non è così preciso e un consulente sarà in grado di dare alla Corte le risposte in grado di scagionare gli indagati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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