Gioco
«I fumi sono nella norma» Ma la centrale ha chiuso
L’Arpat garantisce: sistemi di monitoraggio efficienti, livelli dentro i limiti L’Enel intanto ferma l’attività dell’impianto: emergenza finita
LIVORNO
Dalle ciminiere della centrale Enel di via Salvatore Orlando non escono più fumi. Dopo otto giorni di attività (e polemiche) il martedì di San Valentino è arrivato lo stop per l’impianto termoelettrico del Marzocco alimentato ad olio combustibile. Ma le emissioni non c’entrano niente con la chiusura. La centrale è stata spenta semplicemente perché ha portato a termine il suo compito: tamponare l’emergenza gas legata ai problemi di approvvigionamento dovuti al gelo in Europa e Russia.
Insieme alla chiusura del Marzocco si è risolto anche l’interrogativo dei livornesi e di chi ha a cuore la qualità dell’aria: quali danni ha comportato per l’ambiente la riapertura della centrale? Nessuno. La risposta l’ha data Arpat che proprio nei giorni di attività dell’impianto ha effettuato una serie di controlli (non sulla qualità dell’aria ma sui sistemi di controllo dell’Enel) che hanno dato esito negativo. E così, proprio come aveva anticipato Enel, tutti i valori emersi sono rientrati abbondantemente nei parametri.
La verifica. In realtà le ispezioni - spiegano dalla sede regionale di Arpat - erano già programmate nell’ambito dell’autorizzazione integrata ambientale, cioè quel provvedimento che autorizza l'esercizio di un impianto considerando le diverse linee di impatto che esso ha sull’ambiente e le sue condizioni di vita, non solo a regime, ma anche nei periodi transitori e in fase di dismissione.
«Si tratta di controlli che facciamo periodicamente, una, due volte l’anno, senza preavviso», spiegano dall’agenzia regionale per la protezione ambientale. In cosa consistono? Non nell’analisi della qualità dell’aria - o almeno non sempre, come in questo caso - ma nella verifica dei sistemi di monitoraggio in continuo delle emissioni, di cui l’impianto è dotato. Ma chiaramente il sopralluogo ha assunto rilievo diverso dopo l’accensione. «Tutte le verifiche sui parametri sono risultate nella norma», afferma Arpat. Sono stati analizzati i report giornalieri, le medie e non sono risultati dati fuori dagli standard. «La centrale insomma era ed è in regola», garantiscono da Arpat.
I valori. «La centrale viene alimentata con olio combustibile a basso tenore di zolfo inferiore allo 0,3%», aveva assicurato Enel, rispondendo alle accuse piovute nei giorni dell’accensione dal mondo ambientalista ma anche da quello della politica, con l’assessore regionale all’ambiente Bramerini che aveva posto l’aut aut sul futuro del Marzocco e della centrale di Piombino, anch’essa aperta per l’emergenza: o riconversione o chiusura.
Le analisi delle emissioni sono state effettuate sia con le centraline che misurano la qualità dell’aria sia con rilevatori al camino, che rispetto alle prime danno ben più alta affidabilità, permettendo la valutazione del fumo appena prodotto. «L’emissione media è stata inferiore ai 500 milligrammi per normal metro cubo; meno della metà, quindi, rispetto al limite imposto dalle autorizzazioni ambientali integrate che è di 1050 milligrammi».
Il futuro. La centrale di Livorno (così come quella di Piombino) era entrata in funzione per una situazione analoga anche nel 2006, concorrendo a far risparmiare un miliardo di metri cubi di gas al Paese. Dopo l’ultima accensione, la discussione sul futuro dell’impianto del Marzocco è tornata di attualità: ancora olio, riconvertito a metano o chiuso? Enel non ha dubbi: «Il Paese non può permettersi che Livorno e Piombino siano dismesse. Entrambe sono indispensabili per supplire con l'olio combustibile alla carenza di gas. La riconversione a metano delle due centrali toscane, auspicata dalla Regione, avrebbe peggiorato la situazione nazionale in quanto, proprio per la contingente mancanza di gas, tali impianti non sarebbero entrati in produzione».
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