Gioco
Esclusivo / Concordia in pericolo, la roccia si sta spaccando
Lo scafo della nave poggia solo su due speroni, uno dei quali si sta sgretolando: le immagini della prima ricognizione subacquea che adesso dovrà essere esaminata dagli esperti ma che rilancia le grandi preoccupazioni sulla stabilità della nave - IL VIDEO ESCLUSIVO
L'ombra del relitto si allunga sinistra sulla prateria di posidonia, tra i coralli e le gorgonie che con altre specie protette abitano i fondali dell'Isola del Giglio, il cuore del parco marino più grande d'Europa. Appoggiato solo su due speroni di roccia uno dei quali profondamente lesionato, quasi sospeso nel nulla.
Eccole le prime immagini subacquee della Costa Concordia adagiata sul lato di dritta, la prua verso il porto. E' da qui, dalla prua del gigante semiaffondato che comincia il viaggio del rov (dall'inglese remotely operated vehicle, un robot telecamera a controllo remoto) calato in mare dai ricercatori Ispra imbarcati sulla nave Astrea.Una lunga danza riassunta in quattro minuti che mostrano i danni riportati durante l'impatto con la Secca dello Scole, la sera del 13 gennaio scorso, e il successivo naufragio con quattromila persone a bordo.
La ricognizione, per capire il filmato, segue una linea che da prua va verso poppa, lungo la fiancata libera, quella che guarda il mare. Il video riporta in basso a sinistra i gradi bussola (simboleggiati dalla lettera H) seguiti dalla profondita alla quale la telecamera si sta muovendo (D), dall'ora e dalla data in cui sono avvenute le riprese.
A poca distanza dal relitto compare subito quella che sembra essere un'ancora con la catena arrotolata su se stessa. Poco più in là ecco due involucri bianchi che contenevano le zattere gonfiabili gettate in mare mentre la nave si inclinava. Poi l'obbiettivo sale ed ecco apparire il gigantesco scafo della Concordia. Immagini nitide che levano il fiato. La nave appare sospesa nel blu, la chiglia completamente libera, la biscaggina che penzola sconfitta all'ingiù e non sa di essere diventata famosa. Sono 290 metri di lamiere per 140 mila tonnellate di stazza che si reggono soltanto su due speroni di roccia, come anticipato lunedì dal nostro giornale. Due speroni che la sostengono dalla prua (sottoposta a movimenti di rototrasalazione che la fanno muovere più velocemente della poppa) e dalla poppa.
Il rov si avvicina allo scafo dal quale spunta un Hot Tap, uno dei dispositivi a pressione utilizzati per le operazioni di defueling, il travaso del carburante dalle cisterne della nave: 2.400 tonnellate di bunker oil IFO380 di cui è già iniziato il prelievo. L'occhio subacqueo indugia su un varco aperto dai sommozzatori e passa a ispezionare i punti di appoggio a prua. Lo scafo presenta squarci profondi. L'immagine si riallarga alla fiancata dalla quale pendono spettrali i cavi che assicuravano le scialuppe di salvataggio. La telecamera manovrata da un tecnico a bordo dell'Astrea verifica un altro punto di appoggio. Il gigante schiaccia una roccia nella quale, tra stelle marine rosso fuoco, si apre una piccola frattura. Si è prodotta sotto il peso della nave? O si si è prodotta nel momento in cui la nave ha impattato? A occhio nudo difficile dirlo. Si attendono risposte dai geologi. Molto più evidente appare la torsione dello scafo che si trova in una posizione del tutto innaturale e si starebbe deformando per effetto della forza di gravità.
Il video integrale documenta altri danni e altre falle prodottesi nel violentissimo urto contro la secca delle Scole e poi nel momento in cui la nave ha scarrocciato arenandosi a poche decine di metri dall'imboccatura del porto. Poi ecco la sagoma di un'elica e il profilo della poppa. Ancora uno zoom sulla base dello sperone che la sostiene impedendole di scivolare giù. La frattura stavolta è lì da vedere: una diagonale perfetta, una spaccatura larga una ventina di centimetri che attraversa la roccia in profondità. Un evento recentissimo, ragionano gli addetti ai lavori, dal momento che ambedue le pareti della frattura appaiono assolutamente incontaminate. Di sicuro quanto basta per rilanciarei timori sulla stabilità dello scafo e delle rocce cui è aggappato. Un'incognità che rende tutto più rischioso, incerto, difficile.
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