Il Tirreno

Livorno

CENTROSINISTRA: I CATTOLICI DI QUARTA FASE

Porto addormentato, quante colpe anche in casa nostra

LIVORNO Il porto di Livorno è la bella addormentata della portualità: parola di Quarta Fase, un gruppo cattolico-democratico di area Pd, che in un lunghissimo documento spara a zero sullo scarto fra...

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LIVORNO

Il porto di Livorno è la bella addormentata della portualità: parola di Quarta Fase, un gruppo cattolico-democratico di area Pd, che in un lunghissimo documento spara a zero sullo scarto fra un presente bigio e un ruolo tradizionalmente d'avanguardia che nel recente passato la nostra città ha avuto sul fronte della portualità.

Basti pensare, ad esempio: 1) «esplodeva e si affermava negli anni novanta come uno dei più importanti porti container del Mediterraneo»; 2) a Livorno è nata l'Assoporti; 3) a Livorno è stata tenuta a battesimo la prima Azienda mezzi meccanici; 4) livornesi sono alcuni fra i padri della riforma della portualità del '94; 5) a Livorno sono state sperimentate le prime gru portainer...

Nel documento di Quarta Fase ce n'è per tutti. Fuoco contro il governo di centrodestra: il commissariamento, una guida «balbettante e incapace» (senza contare quel che è emerso dalle inchieste giudiziarie).

Ma non meno severo è il giudizio anche nei confronti di esperienze di centrosinistra. Nel mirino la gestione Piccini che non cambia la situazione, anzi «la assoggetta ad interessi, spesso di piccolo cabotaggio, compresi quelli della Compagnia portuale». Nel mirino la Regione: della cui »disattenzione noi, più di altri paghiamo il prezzo».

Nel frattempo il resto del Mediterraneo cerca di correre: Quarta Fase fa l'esempio di Marsiglia, dove si è insediato il colosso svizzero della logistica Kuehne & Nagel (con 180 ettari di distri-port e 600mila mq di magazzini), più una montagna di investimenti pubblici (206 milioni di euro) e privati (250 milioni).

Intanto, sulle grandi rotte del mondo – si afferma – si sono fuse la Grand Alliance e la New Shipping Alliance in un nuovo consorzio che sfida Maersk. Si conosce già la mappa dei porti da toccare: uno solo è italiano ed è Genova, Livorno non esiste. Così come non esiste traccia del progetto di coordinare le tre Authority toscane per dar vita a una strategia comune.

L’ultima sottolineatura è per la Porto di Livorno 2000: privatizzazione «prevista per legge ma mai attuata», è finita sotto i riflettori solo per ricollocare Piccini, dopo aver «avallato il principio monarchico della successione da padre a figlio». Logica la crisi della Clp, ma «ben più gravi» sono le colpe di chi ne ha fatto il bacino di consensi elettorali.

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