Gioco
«Schettino, niente fuga Il suo era solo uno sfogo»
GROSSETO Non c'era pericolo di fuga, perché quando Francesco Schettino disse intercettato alle 16,30 del 14 gennaio «non ci voglio andare più sulla nave, cambio vita» si trattava di «uno sfogo...
GROSSETO
Non c'era pericolo di fuga, perché quando Francesco Schettino disse intercettato alle 16,30 del 14 gennaio «non ci voglio andare più sulla nave, cambio vita» si trattava di «uno sfogo estemporaneo più che della programmazione di una latitanza», anche perché le possibilità economiche e le sue conoscenze non gli permettevano comunque di rendersi irreperibile. Il comandante non avrebbe nemmeno timore di dover affrontare «il rischio di un risarcimento milionario dei danni in favore dei molteplici soggetti », come aveva argomentato la Procura, perché «la garanzia risarcitoria per le vittime è costituita dalla responsabilità civile dell'armatore stante il rapporto di lavoro in atto». E comunque le intercettazioni nella caserma di Orbetello sono «inutilizzabili», come sostenuto dalla difesa, perché carenti dei presupposti di legge, non consentite dai titoli di reato contestati all'indagato. Ma anche se Schettino può compiere di nuovo delitti colposi della stessa specie «non necessariamente al comando di una nave», le parole di Ferrarini a proposito di un possibile inquinamento delle prove non scalfiscono l’ordinanza del gip. E' il succo delle motivazioni dell'ordinanza, ieri depositata, con la quale il Tribunale del riesame di Firenze ha respinto il 6 febbraio i ricorsi di accusa e difesa e ha confermato l'ordinanza del gip Montesarchio che aveva disposto i domiciliari per pericolo di reiterazione del reato.
Una decisione commentata favorevolmente dal difensore Bruno Leporatti anche dopo la lettura delle motivazioni: «Valuto positivamente che il collegio fiorentino abbia ribadito l'insussistenza del pericolo di fuga, esigenza cautelare sulla quale larga parte dell'appello della Procura era fondato». Leporatti non esclude di ricorrere in Cassazione. E la medesima strada si prepara a percorrere anche la Procura: «Dopodomani (giovedì, ndr) dopo una riunione decideremo se impugnare l'ordinanza», dice il procuratore capo Francesco Verusio.
Il quale ieri non ha iscritto nessun altro nel registro degli indagati. Verusio - che ha partecipato con gli altri tre pm all'audizione dell'ad di Costa Crociere, Pierluigi Foschi, nella caserma dei carabinieri - ha ricevuto il difensore del vice comandante Ciro Ambrosio: «Il verbale dell'interrogatorio resta secretato - dice l'avvocato Salvatore Catalano uscendo dalla Procura - Ma io sono estremamente fiducioso sulla posizione del mio assistito. Il video girato in plancia? Non cambia nulla: ma è molto scuro, non so dire se Ambrosio c'era». ALTRO SERVIZIO A PAG. 9
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
