Il Tirreno

Livorno

L’AREA-CHIAVE»IN GIOCO IL FUTURO DEL PORTO E LE RELAZIONI FRA LE DUE CITTÀ

di Giorgio Carlini
L’AREA-CHIAVE»IN GIOCO IL FUTURO DEL PORTO E LE RELAZIONI FRA LE DUE CITTÀ

LIVORNO «Con questa operazione lanciamo un messaggio importante per il risanamento del porto». Giuliano Gallanti, presidente dell’Autorità portuale, presenta così la conclusione della prima fase dei...

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LIVORNO

«Con questa operazione lanciamo un messaggio importante per il risanamento del porto». Giuliano Gallanti, presidente dell’Autorità portuale, presenta così la conclusione della prima fase dei lavori per il ripristino della foce dello Scolmatore d'Arno.

«È un primo passo emblematico», dice il presidente dell'istituzione portuale che ha il quartier generale a Palazzo Rosciano: «Già, perché adesso l'acqua dello Scolmatore può defluire in mare dall'ingresso principale».

Proprio nel rapporto fra Livorno e Pisa lo Scolmatore non è solo la linea di demarcazione del confine: è un elemento fondamentale di strategia territoriale, basti pensare al fatto che qui si intrecciano la scelta di Pisa di puntare sul turismo (il nuovo polo delle ex colonie e il parco) e il bisogno di Livorno di dare una prospettiva al proprio porto. Non a caso, gli amministratori livornesi e pisani hanno bisticciato davanti al governatore Rossi in una occasione pubblica come la firma dell’intresa sui 51 milioni di euro di lavori in questa zona.

Fino a pochi mesi fa al posto della foce c'era una spiaggia di 150 metri per 30, che si era formata con i detriti portati dal mare e dal canale. Una lingua di sabbia che, proprio come un tappo, impediva lo sbocco in mare. Conseguenza: le acque imboccavano la via di fuga del canale dei Navicelli, che conduce alla Darsena Toscana. Risultato: il porto di Livorno era la vera foce dello scolmatore, spiega il numero uno dell’Authority.

Un porto-estuario, con il rischio di un rapido insabbiamento. E non è una eventualità remota o un intuile sfoggio di pessimismo catastrofista: secondo i calcoli dei tecnici dell’Authority, ogni anno era invaso da 31 mila metri cubi di materiali fangosi. L’equivalente di mezzo metro di fondale: e con le navi sempre più grandi che girano il mondo, un insufficiente pescaggio significa difficioltà di accesso e minori potenzialità di carico.

Per ripristinare la funzionalità idraulica della foce dello Scolmatore, l'Autorità Portuale ha assunto l'impegno di dragarla, con un intervento in due fasi distinte. La prima, quella che si è appena conclusa (operazione da circa 150 mila euro), ha riguardato l'asportazione di 26.900 metri cubi di sedimenti posti al di sopra del livello del mare.

La "spiaggetta naturale", insomma, non c'è più. Il composto rimosso, vista la compatibilità del materiale, è stato usato per il ripascimento delle spiagge del Calambrone.

La fase-due dei lavori servirà invece per rimuovere definitivamente il tappo che ostruisce la foce, con l'asportazione di altri 150 mila metri cubi di detriti sottomarini. Un'operazione più complessa (costo intorno al milione di euro) che potrà essere avviata dopo che saranno terminate le attività di caratterizzazione dei fondali.

«Qualsiasi intervento in porto, senza questo, sarebbe stato inutile», spiega Gallanti, prima di tirare in ballo una delicata questione. Il futuro non può prescindere da una condizione fondamentale: la chiusura delle porte vinciane. «È inutile dragare in porto se queste restano perennemente aperte – insiste il presidente – Al contrario, dovranno essere normalmente chiuse, e aperte solo per necessità».

«Giovedì – interviene l'assessore Bruno Picchi – è prevista una riunione tecnica per testare la funzionalità delle porte, che non dovrebbero avere problemi».

I grattacapi, piuttosto, riguardano i timori di Pisa per un meccanismo vulnerabile, che metterebbe a rischio il percorso verso il porto degli yacht realizzati nel polo nautico pisano. «Per questo – afferma l'ingegner Giovanni Motta, dirigente dell’Autorità portuale – ci assumiamo l'impegno di rimuovere periodicamente il materiale tra porte e Scolmatore, per garantire la piena funzionalità del sistema».

Il dragaggio dello Scolmatore, comunque, non è un intervento risolutivo. Serve una modifica strutturale della foce, per non ritrovarsi punto e a capo tra qualche anno. Per questo c'è il progetto della foce armata (fattibile in non meno di 3-4 anni), che consiste in due moli lunghi 300 metri verso l'esterno. Una sorta di "corsia preferenziale" per il deflusso delle acque, che risolva in modo definitivo il problema e impedisca il nuovo accumulo di detriti lungo le coste. Infine, si pensa anche a un intervento sul ponte del Calambrone, per cambiarne la conformazione, con un raggio più ampio che permetta il passaggio delle imbarcazioni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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