Gioco
Ospedale, varianti ok «Ma i servizi sanitari non saranno toccati»
Il consiglio approva cambio d’uso degli immobili Asl, espropri e rotatorie. E Lamberti vota con la maggioranza
LIVORNO. Ventuno voti a favore, nove contrari. La prima variante al regolamento urbanistico per le opere infrastrutturali connesse al nuovo ospedale (tradotto: nuove rotatorie in zona Apparizione tramite esproprio di alcuni terreni privati) e alla riclassificazione degli immobili non più utilizzati a fini sanitari (tradotto: cambio di destinazione d’uso per i distretti di via Venuti, via San Gaetano e via Fiera di Sant’Antonino), viene adottata senza difficoltà dal consiglio comunale al termine di una discussione incentrata ancora più sull’opportunità di costruire il nuovo presidio a Montenero che sui contenuti della delibera (anche se Gulì, Cannito, Giannini e Bartimmo hanno insistito sulla necessità di non indebolire oggi la parte socio-assistenziale esistente a discapito di una struttura che verrà domani). Con una sorpresa nella votazione finale: il sì di Lamberti, ex grande oppositore dell’ospedale-bis, e da ieri a fianco della maggioranza, perché - ha sottolineato - «dopo il discorso dell’assessore Bruno Picchi ho deciso di cambiare la mia posizione: dall’astensione al voto favorevole». A cui ha risposto subito Amadio: «Coerenza avrebbe voluto un voto contrario di chi ha fatto la sua campagna elettorale dicendo no all’ospedale e tanto si è agitato durante il referendum».
Cosa aveva detto Picchi? Semplicemente che «la madre della discussione, nella prospettiva del nuovo ospedale, è fare l’operazione al meglio». Come dire: assodato che l’ospedale si farà, lavoriamo perché la strada disegnata dal consiglio comunale proceda nella direzione migliore. Argomentazione che il sindaco in conclusione di seduta ha ulteriormente spiegato proprio rispondendo ai timori di Cannito (Città Diversa), Giannini (Sel) e Bartimmo (Fds): «L’alta intensità di cure vivrà in equilibrio col sistema dell’alta intensità assistenziale». E che il consiglio comunale ha messo per scritto approvando (con 20 sì e 6 no, Amadio, Bartimmo, Ciacchini, Ghiozzi, Giubbilei e Tamburini) un ordine del giorno in cui si impegna il sindaco «a vigilare affinché gli impegni presi dalla direzione Asl sul trasferimento dei servizi siano effettivamente rispettati».
Alla votazione della variante hanno invece detto sì la maggioranza e Lamberti (Confronto), il no è arrivato da Amadio, Bottino, Ciacchini, Tamburini, Russo, Giubbilei (Pdl), Ghiozzi (Lega), Cannito (Città Diversa) e Bartimmo (Federazione della Sinistra).
Come detto, al centro della variante c’era la modifica della viabilità nell’area tra via Mondolfi, via di Montenero e la chiesa dell’Apparizione con la realizzazione di alcune rotatorie e il prolungamento di alcuni tracciati viari, per i quali è previsto l’esproprio di cinquemila metri quadrati di aree private. Ma anche la modifica di destinazione urbanistica degli immobili sede dei distretti sanitari di via Venuti, via San Gaetano, via fiera di Sant’Antonino, non più classificati come aree a serivizi ma destinate a divenire aree ad iniziativa privata. In qualche modo un voto di giudizio sul piano di alienazione presentato in commissione dal direttore dell’Asl Calamai.
Piano promosso da Massimo Gulì (Pd): «Il nuovo ospedale sarà elemento di innovazione per servizi sanitari e sociosanitari - afferma il capogruppo -. Comprendiamo bene il cronoprogramma della Calamai, ma se chiudiamo strutture che ospitano servizi, questi devono trovare nuova collocazione. Calamai ha preso impegni chiari in tal senso e noi faremo sì che vengano rispettati». Decisamente tranchant Marco Cannito: «L’operazione del nuovo ospedale è avventuriera e impossibile. E’ una questione che ingesserà la città nel suo sviluppo. Ammesso che ci siano i finanziamenti, la dotazione strutturale non è basata sull’idoneità di una viabilità in grado di sopportare nuovi pesanti carichi». Il rappresentante di Città Diversa ha poi presentato una mozione (27 voti a favore, un astenuto, Ghiozzi) sul futuro di villa Porcelli: «Chiedo che qualora la struttura sia venduta, i suoi servizi trovino una adeguata collocazione e che tale soluzione venga condivisa con le famiglie degli assistiti, in particolare degli assistiti autistici anche per venire incontro alla loro richiesta di non ospedalizzazione dell’assistenza». Sulla stessa linea anche Giannini (Sel) e Bartimmo.
Giannini: «Su villa Porcelli le mie perplessità sono tante. Serve delicatezza assoluta per quel tipo di disagio». Bartimmo: «Manca un programma a 360 gradi sul futuro dei servizi socio assistenziali, vera questione fondamentale.Quindi una ristrutturazione dei servizi che vada di pari passo, anzi inizi prima della costruzione dell'ospedale. E' qui la grande sfida prima dell'ospedale nuovo. Peccato che non si capisca come si possa coniugare lo sviluppo dei servizi territoriali, con l'alienazione di gran parte dell'esistente». Amadio oltre ad ammonire Lamberti sul suo voto a favore della variante, è tornata alla carica sulla scelta dell’area di Montenero: «Nasce su una colossale bugia o su incapacità. Era stata scelta perché di proprietà comunale e ora si scopre che servono degli espropri. Ma al di là dell’area, i gravi problemi della sanità livornese, le infinite liste d’attesa per un esame, non si risolveranno con 4 mura nuove. E la Calamai non ha speso una parola per questo problema». Infine Lamberti: «Picchi ha dato risposte che raccoglievano le miei indicazioni di garanzia sui percorsi, sulla responsabilizzazione della Calamai a presentare un piano preciso sui servizi territoriali, sul ruolo della Commissione Fenzi sulla definizione di un documento di indirizzo sulla sanità», ha spiegato giustificando il suo voto favorevole.
Lo stesso assessore e il sindaco hanno replicato prima del voto. Picchi ad Amadio: «Nessuna bugia, quando abbiamo posto la questione dell’ospedale sapevamo ciò che potevamo fare e ciò che doveva passare da una discussione del consiglio. Dico anche che una parte dell’attuale ospedale deve rimanese per la fase socio-assistenziale». Cosimi ancora ad Amadio ha risposto che gli espropri sono stati appena di cinquemila metri su 22 ettari («Immagino cosa sarebbe successo se avessimo accettato il suggerimento del centrodestra per farlo su aree private») e ha chiuso con una riflessione storico politica: «Già 40 anni fa quando iniziò questa discussione sul nuovo ospedale il Pci decise che dall’operazione non doveva guardagnare il privato. Non vorrei che fosse l’equivoco di fondo per cui in questa città ancora oggi non si fanno sforzi infrastrutturali».
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