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Concordia, nuovi timori: «La nave sta collassando»
Il relitto si sarebbe deformato e poggerebbe ormai su due soli spuntoni di granito «Colpa della gravità, non delle mareggiate». Martedì riunione sul recupero rifiuti
I tecnici della Smit Salvage stanno lavorando a pieno ritmo per svuotare la Concordia dalle migliaia di tonnellate di carburante ancora a bordo. Ma la stabilità del relitto aggrappato alla secca della Gabbianara, all’isola del Giglio, appare sempre più compromessa. Nonostante le rassicurazioni offerte nei giorni scorsi, la nave starebbe collassando sotto il suo stesso peso.
Ad aumentare i timori degli addetti ai lavori ci sono i risultati di un ulteriore sopralluogo sullo scafo compiuto da tecnici e scienziati nella giornata di sabato: la nave della Costa crociere, con le sue centoquarantamila tonnellate di stazza, sarebbe ormai poggiata con il fianco su due soli spuntoni di roccia che la sostengono a poppa e a prua.
E nello scoglio di granito che la vincola a poppa si sarebbe aperta una lunga crepa all’altezza della base.
«Sono segnali inequivocabili di un collasso delle strutture», commenta uno degli ingegneri navali al lavoro sull’isola spiegando, sotto il vincolo dell’anonimato, che «le deformazioni dello scafo sono dovute non alle mareggiate e al maltempo, ma alle forze gravitazionali cui è sottoposta la nave in quella posizione innaturale».
Il cambio di assetto del relitto sarebbe visibile anche a occhio nudo. Basta guardare il varco nella plancia riservata agli ufficiali, aperto dai sommozzatori con le microcariche esplosive. Il 30 gennaio scorso quel varco era abbondantemente sopra il pelo dell’acqua mentre sabato scorso era completamente sommerso.
Ancora ieri sera, tuttavia, la struttura coordinata dal Commissario per l’emergenza Franco Gabrielli affermava, con una nota, che il monitoraggio condotto dal Dipartimento di scienze della terra dell’Università di Firenze «non segnala anomalie».
Se il gigantesco relitto stia per affondare nessuno lo può ancora dire. E soprattutto non si possono fare previsioni sui tempi che saranno necessari. La situazione in atto aumenta però i rischi per la sicurezza degli interventi e non solo per le operazioni di recupero del bunker oil.
Le difficoltà riguardano anche i piani di recupero dei cosiddetti «rifiuti flottanti» che si trovano tutt’ora a bordo della Costa Concordia e che oggi saranno al centro di una riunione del comitato tecnico scientifico incaricato dell’emergenza ambientale. «Bisogna fare in fretta», dicono gli esperti di questo tipo di delicatissime bonifiche marittime, «anche perché fra tre mesi quel relitto che oggi vediamo ancora verniciato di bianco e blu sarà una montagna di ruggine; ed entrarci sarà sempre più pericoloso».
Quanto al complesso recupero della nave, ai primi di marzo l’armatore dovrebbe ricevere le proposte dalle ditte, circa una decina, che hanno partecipato alla gara internazionale e che stanno studiando le possibili soluzioni.
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